Smog – Supper

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E’ con un po’ di ritardo che mi arriva questo undicesimo album di (Smog), il secondo con il monicker contenuto tra le parentesi. La proposta indie rock cantautoriale di Bill Callahan, l’uomo che si nasconde dietro al progetto (Smog), si fa ulteriormente raffinata, intima e ascoltando questo nuovo “Supper” si capisce quanto siano lontani i tempi dei suoi esordi quando si cimentava in composizioni tra lo-fi e folle rumorismo. Oggi Bill continua la sua elegante ricerca in territori che sanno più propriamente di vaga psichedelia e si muove attorno a delicatissime ballads di estrazione sadcore, la sua profonda voce ritrova pace in territori terribilmente romantici, a volte quasi sussurrante di paesaggi autunnali e di panorami interrotti da una malinconica foschia struggente. Nove i brani, tutti ben assemblati, ispirati, con richiami al grande Lou Reed e certe cose di Nick Cave. Le lontane suggestioni blues dell’iniziale “Feather by feather” lasciano presto spazio a uno splendido tris di canzoni con chiari riferimenti alla psichedelia velvetiana (“Butterflies drowned in wine”, “Morality” e “Ambition”), mentre la seconda parte del disco è caratterizzata per lo più da piacevoli ballate lunari, incentrate sulla bella voce di Bill, e caratterizzata da gustosi crescendo emozionali, che hanno solo il difetto di risultare alla lunga un po’ troppo prolisse soltanto in “Truth serum” e “Our anniversary”. Un discorso a parte merita la particolarissima “Driving”, splendido affresco pazzoide, con tanto di banjo a ricamare furbescamente qua e là, reverberati intrecci vocali che si rincorrono in un’ infantile nenia assolutamente esaltante nel suo risultato finale. Non il disco migliore di (Smog), per maggiori informazioni rivolgersi alla sua discografia di metà anni ’90, ma senz’altro un lavoro che conferma le notevoli qualità artistiche di uno dei più gradevoli e interessanti compositori indie-rock degli ultimi 10 anni.