Lacrimosa – Echos

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“Kyrie”, una intro orchestrale di 13 minuti che sembra volerci catapultare in un’antica cattedrale gotica, ci introduce nel nuovo lavoro dei Lacrimosa, la band svizzera capitanata da Tilo Wolff e dalla sua compagna Anne Nurmi. Già l’ascolto di questo singolo pezzo mi ha rallegrato: se il precedente “Fassade” era stato per il sottoscritto un’autentica delusione per disarmonia e soprattutto per l’impressione di mancanza d’ispirazione, questo “Echos” si è dimostrato un album capace di riportare il nome Lacrimosa ad alti livelli.
Orchestrazioni magistrali, produzione eccellente e ispirati pezzi dall’atmosfera decadente in cui gli strumenti classici si fondono perfettamente con le parti metal: “Durch Nacht und Flut”, il single estratto da “Echos”, si rivela una delle tracce migliori unendo una piacevole orecchiabilità goth alla complessità compositiva di questo gruppo, che non sempre è riuscito a trovare il giusto compromesso coi vecchi single, spesso “stonati” rispetto al resto degli album.
La delicata “Sacrifice” sembra unire nella prima parte sonorità in stile tango al già citato sound della band, un esperimento curioso ma assai piacevole da ascoltare per la sua forte carica romantica.
La quarta traccia, “Apart”, è un pezzo prettamente gothic rock cantato da una Anne Nurmi che finalmente si rivela all’altezza, forse perché usa la propria voce secondo le sue migliori caratteristiche, con tonalità basse e quasi sussurrate, capace di esprimere un forte senso di dolcezza. “Ein Hauch von Menschlichkeit” unisce suggestioni elettroniche in stile ambient ai suoni orchestrali, un esperimento che sinceramente mi ha lasciato perplesso: non che si tratti di un pezzo così pessimo, ma mi pare riproporre a tratti quella mancanza di armonia fra le parti che aveva caratterizzato il discutibile “Fassade”.
Più convincente risulta “Eine Nacht in Ewigheit”, intenso pezzo cantato magistralmente da Tilo – la cui voce spesso risulta fastidiosa a chi per la prima volta si accosta a questa band – accompagnato da pianoforte e archi, in cui il cantante elvetico riesce ad esprimersi al meglio riproponendo le vibranti emozioni dei primi album o di “Darkness”, l’inedito contenuto nel doppio live della band.
Davvero affascinante “Malina”, il cui clavicembalo introduttivo sembra riportarci in un ballo nella Vienna di fine Settecento portandovi a tradimento qualche chitarra elettrica diabolicamente rock.
Chiude quest’opera “Die Schreie sind Verstummt”, monumentale e maestoso requiem di dodici minuti per archi, piano e chitarre. Una chiusura perfetta per un album che segna il ritorno dei Lacrimosa agli alti livelli cui avevano abituato i loro supporters, con le sole eccezioni dei mediocri “Inferno” e “Fassade”.
Insomma un lavoro da ascoltare e godersi per bene ad opera di una band che dopo un breve sbandamento ha ritrovato sé stessa, riproponendosi ai livelli del vecchio “Stille” e mostrando di aver ancora molto da dire. Consiglio solo, a chi volesse avvicinarsi per la prima volta ai Lacrimosa, di non lasciarsi sconvolgere troppo dalla voce di Tilo: è effettivamente una voce che non può piacere a tutti, ma ascoltandola attentamente potrete accorgervi che anch’essa può regalare emozioni, in perfetta sintonia con le ottime musiche di questo gruppo unico.