Voivod – Voivod

Acquista: Data di Uscita: Etichetta: Sito: Voto: (da 1 a 5)

Ho notato con colpevole ritardo l’assenza in sede di recensione di uno dei più esplosivi album rock di quest’anno: l’omonimo come back dei Voivod. Tornati dopo qualche anno in cui non hanno saputo rinnovare le esaltanti uscite di fine anni ’80, i tre canadesi hanno letteralmente cambiato pelle e dato alle stampe un album decisamente esaltante, capace di unire le pesanti sonorità fottutamente thrash dei primi album allo stoner moderno di Spiritual Beggars e Queens of the Stone Age, una miscela a dir poco esplosiva capace di dar vita a tredici pezzi bollenti, pieni di passione e mestiere.
Riscopriamo una ruvida voce di Snake che già dall’esaltante attacco di “Gasmask revival” si rivela assai adatta a questo sound, e il buon Piggy alle chitarre altro non fa se non macinare riff assassini per la durata dell’intero album, coadiuvato dalla perfetta batteria di Away, autore anche stavolta di un eccellente artwork caratterizzato da dipinti bizzarri ed inquietanti. E poi il basso della new entry, Jasonic, un tizio che ci sa davvero fare ma… ehi! Quello è Jason Newsted! Scherzi a parte, Jason si mostra davvero in palla, capace di integrarsi alla perfezione con i tre pazzi canadesi: evidentemente gli ultimi mediocri anni coi Metallica non hanno intaccato la sua bravura, ed è facile che sia stata una bella soddisfazione per lui partecipare ad un album infinite volte superiore a un “St. Anger” che di pezzi esaltanti e “pogosi” come “Facing up”, “Real again” o “Reactor” non presenta neanche l’ombra.
Le lyrics sono sempre quelle dei cari, vecchi Voivod: temi fantascientifici e tecnologici a tratti al limite dello stucchevole, difficili da assimilare ma geniali, come nel caso di “Rebel robot”, “The Multiverse” o “Les cigares volants”, i tre pezzi più allucinati dell’album che sembrano volerci riportare ai tempi di “Dimension Hatröss”. A dir poco eccezionale, in mezzo a questi pezzi appena citati la traccia numero 7, “I don’t wanna break up”, IL – è bene scriverlo maiuscolo – connubio perfetto fra stoner e country nostalgico.
Poi purtroppo viene la fine ma… che fine! Le ultime due tracce, “Strange and ironic” e soprattutto la thrashy “We carry on”, concludono “Voivod” con un’altra, devastante scarica di adrenalina, quasi a non voler lasciare più forze all’incauto ascoltatore che si è imbattuto in un album che fa davvero male.
Uscito a marzo, eppure per molti magazine già potenziale nomination come “Rock album of the year”, “Voivod” è un album esplosivo e allo stesso tempo pieno degli spunti geniali che da sempre caratterizzano il combo canadese, maestro in grado di unire immediatezza ad autentici tocchi di classe. Ascolto a dir poco consigliato a chiunque voglia qualcosa di incandescente, attenti solo a non scottarvi troppo… vi assicuro che è facile farlo!