Einstürzende Neubauten – Silence is Sexy

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Einstürzende Neubauten, “nuovi edifici cadenti”, un nome che è un’istituzione in ambito industrial sin dall’inizio degli anni ’80, un autentico gruppo cult che nel 2000 uscì con “Silence is Sexy”, tuttora loro ultimo album in studio.
Un lavoro difficile da recensire, quando si parla di questo combo bisogna rendersi conto di essere di fronte a gente che ha avuto un’importanza fondamentale in ambito industrial e che non è mai scesa a compromessi, neanche con “Silence is Sexy”, che pure ha fatto storcere il naso ai fan più oltranzisti che l’hanno accusato a causa di una presunta orecchiabilità. 81 minuti di emozioni forti sono presenti in quest’album, sempre che riusciate a reperire la versione in doppio album con “Pelikanol”, allucinante combinazione di suoni e rumori angoscianti, una disarmonica e stucchevole suite di 18 minuti che potrebbe essere la colonna sonora di un incubo.
Il brano d’apertura è “Sabrina”, un pezzo minimale fondato sul basso e sulla voce del mastermind del gruppo, Blixa Barfeld, una voce suggestiva e notturna. La title track “Silence is Sexy” è a dir poco geniale: al resto degli strumenti vengono aggiunti lunghi intervalli silenziosi, interrotti talora da campionamenti vari, il silenzio qui è usato come uno strumento vero e proprio.
La breve “In circles” riesce ad essere nei suoi due minuti e mezzo uno dei pezzi più angoscianti dell’intero album, col suo campionamento di marcia militare e rumori di guerra vari che si sovrappongono alla voce di Barfeld, che sembra ispirarsi alle parti cantate delle opere di Brecht. “Newton’s gravitätlichkeit” è un breve intermezzo quasi danzereccio dall’impatto che riesce ad essere decisamente coinvolgente, una specie di via di mezzo fra folk ballabile e musica da discoteca (!).
“Zampano”, omaggio a Fellini, è un pezzo oscillante fra il danzereccio e stridenti campionamenti industrial, oltre alle già citate suggestioni folk con percussioni tribaleggianti. “Heaven is of honey” è un riuscitissimo esperimento di canzone stile film noir. “Beauty” è un intermezzo parlato ci catapulta in atmosfere ambient fantascientifiche. “Die befindlichkeit des landes” è un sublime saggio di elettronica che a tratti mi ha ricordato addirittura i King Crimson più attuali e “Sonnenbarke” un altro sublime pezzo noir ambient. “Musentango” è un vero e proprio tango industriale, mentre “Alles” ricorda a tratti i Massive Attack e la new wave anni ’80 e “Redukt” suona come un riuscito incrocio industrial-prog. “Dingsaller” è un rituale alle tribaleggiante allucinante, monotono e inquietante. Chiude il tutto l’ottima “Total eclipse of the sun”, un breve pezzo di grande atmosfera che ricorda a tratti i Pink Floyd e dotato di inquietanti orchestrazioni di sottofondo. E poi, se siete fortunati, l’ultra sperimentale “Pelikanol” chiuderà con un incubo questo incredibile viaggio entro suggestioni sonore che sconvolgono le nostre normali nozioni di musica.
Un album da affrontare con molto coraggio e che va assimilato, consigliato a chiunque abbia voglia di nuove sfide musicali (in questo caso un sentito «in bocca al lupo!»), oltre che a chi vive di industrial ed atmosfere ultra dark. Per questi ultimi, sarà di sicuro un capolavoro.