Warren, In the Wind

Quando muore un artista rimane sempre un vuoto in coloro che amano l’arte, quando a morire è uno come Warren Zevon il senso di vuoto e di tristezza è ancora maggiore. Warren ha avuto una vita avventurosa e sicuramente bella. Figlio di un “Gambler” tedesco ,immigrato in America alla fine della seconda guerra mondiale, fin da giovane è stato avviato dai genitori allo studio della musica, il pianoforte è stato sempre il suo strumento di riferimento e ha preso lezioni persino dal grande Igor Stravinsskij. Nonostante una formazione classica il suo amore per il rock esce prepotentemente alla ribalta alla fine degli anni ’60. Quando compie 16 anni decide di trasferirsi a New York in cerca di fortuna. Qui si unisce ad una band con la quale incide un singolo prima di pubblicare nel 1969 il suo primo lavoro solista intitolato “Dead or Alive”. Il risultato, sia a livello di vendite che di critica, è piuttosto deludente. Questo mezzo flop toglie un po’ di fiducia al giovane Warren che tira avanti suonando il piano per gli Everly Brothers prima di trasferirsi in Spagna: Qui casualmente incontra Jackson Browne che nella penisola iberica stava trascorrendo un periodo di vacanza: Jackson gli propone di tornare negli USA e di registrare un disco. Browne si offre di fargli da produttore e “Warren Zevon” (titolo del disco) riscuote un buon successo grazie anche ai session man che Jackson gli mette a disposizione. In questo album sono contenute alcune delle canzoni più belle di Warren Zevon come “Carmelita” e “Frankie e Jesse James”, siamo nel 1976. Due anni dopo, sempre con la collaborazione di Browne, esce nei negozi “Exitable Boy”, il disco più famoso di Warren Zevon. Il lavoro ottiene un grosso successo commerciale ed entra nella top ten americana. Il successo, i soldi e la pressione sono forse troppo per Warren che cade vittima dell’alcool. A causa di questo suo vizio si ritira dalle scene per un breve periodo. Nonostante egli conduca una vita sempre più sregolata e succube dei vizi la sua produzione discografica non ne risente e per tutti gli anni ’80 tira fuori dischi di grande livello a ritmo costante; Tutti contraddistinti salla sua solita pungente ironia. Fra questi spiccano capolavori come “Bad Luck Streak in Dancing School” (in cui fanno la loro comparsa anche Don Henley e David Lindley oltre al solito Jackson Browne) e “Sentimental Hygiene” (con tra gli altri Bob Dylan e Neil Young). La musica di Warren riscuote un grande successo da parte della crtica e gli fa guadagnare il rispetto di molti suoi colleghi ma non riesce a ripetere l’exploit di vendite ottenuto con Exitable Boy. La causa di questa va ricercata anche nella natura schiva del personaggio, per nulla avvezzo al mondo del music businnes. Negli anni ’90 le cose cominciano a complicarsi per lui: la qualità dei suoi lavori diminuisce notevolmente, nonostante la sua vita privata prenda una piega decisamente migliore, gli abusi sono lontani ma con essi purtroppo sparisce anche l’ispirazione. La sua salute continua a peggiorare fino al in cui punto gli viene diagnosticato un cancro non operabile. All’inizio di quest’anno la notizia del suo male incurabile diventa pubblica; gli restano pochi mesi di vita ormai. La vita di eccessi è alle spalle da un pezzo e Warren è felicemente sposato e padre di 2 bambini ma i danni sono fatti. Il fisico è stato irrimediabilmente minato. E’ proprio a questo punto che egli fa quello che solo una persona che ama veramente la musica può fare. Invece di accanirsi su se stesso, con improbabili terapie che non farebbero altro che allungare la sua sofferenza, decide di dedicare il tempo che gli resta alla produzione di un disco, una sorta di testamento musicale. Per farlo chiama a raccolta gli amici più cari. Bruce Springsteen interrompe il suo tour mondiale prende un aereo e si fionda in sala d’incisione, Jackson Browne, Dwight Yoakam, Hammylou Harris, Don Henley, Tom Petty, Ry Cooder, T-Bone Burnett, Joe Walsh, Timothy B. Schmit, Billy Bob Thornton e molti altri fanno lo stesso. Alla fine di agosto “In The Wind” è pronto, Warren ha portato a termine quello che si era prefissato e può ora finalmente riposarsi. Il 9 di settembre muore nella sua casa, tra i suoi familiari, serenamente. Penso, e spero, che sia morto felice, ha fatto fino alla fine quello per cui ha vissuto: Ha suonato e cantato.
Quando ho messo per la prima volta nel mio lettore il cd di “The Wind” non sapevo bene cosa aspettarmi. Ho cercato di immaginare cosa potesse passare per la testa di Warren Zevon mentre componeva questo lavoro; Come può sentirsi un artista che sta per comporre quella che sa benissimo essere la sua ultima opera, non per una scelta di vita ma perché la vita stessa lo sta abbandonando. Credo che in questi casi affiori la voglia di creare il lavoro definitivo, il disco perfetto, ma credo anche che questo desiderio può essere controproducente togliendo immediatezza e naturalità al tutto. Insomma credo che sia una situazione quasi paradossale nella sua immensa drammaticità. “The Wind” poteva essere tranquillamente uno dei tanti dischi di duetti che solitamente lasciano il tempo che trovano, poteva essere un lavoro che risentisse dello stato di salute del suo autore e risultare così stanco e privo di mordente, poteva essere qualsiasi cosa invece è risultato essere semplicemente un grande disco di grande rock; Insomma è quello che doveva essere. Basta sentire la prima traccia “Dirty Life and Times” per capire con che cosa si ha che fare: La ballata è in stile country rock (cosa insolita per Zevon) con l’autore che si cala perfettamente nel ruolo; vi partecipano, Dwight Yoakam (seconda voce) e Ry Cooder chitarra solista, ma anche Henley e Billy Bob Thornton. Il risultato è straordinario. Una melodia azzeccatissima impreziosita dal superbo lavoro di Cooder ; la voce di Warren è espressiva, calda e viva come poche altre volte. Una ballad meravigliosa da sentire decine, centinaia di volte, tali e tante sono le sensazioni che sa regalare, il tono tra l’allegro e il malinconico, una sorta di dimensione metafisica che tocca direttamente l’anima dell’ascoltatore a cui il gioco di voci regala un tocco superbo. Non nego che più la sento più mi commuovo, sono ormai 10 giorni che questo cd non esce dal mio lettore. Canzone splendida una delle più belle che Zevon abbia mai scritto. Dopo un ”apertura” simile è normale chiedersi se si possa fare di meglio ma non c’è nemmeno il tempo di pensarci che arriva come una locomotiva in corsa tutta la devastante potenza di “ Disorder In the House”! Da dove può arrivare tanta forza espressiva se non dal Boss? Warren e Bruce cantano in coppia, mentre il secondo si dedica anche alla solista da cui tira fuori assoli graffianti e carichi di adrenalina come solo lui sa fare. Un rock allo stato brado, di quelli tipici di Springsteen ma scritto da Zevon il quale si trova a meraviglia in questa situazione, grandissima voce. Mi pare di vederli carichi e sorridenti mentre incidono questo uragano elettrico che fa salire l’adrenalina a livelli di guardia. Altro capolavoro, e siamo a due su due! Quando si è diffusa la notizia che “The Wind “ sarebbe stato un disco ricco di ospiti era circolata la voce che anche Dylan ci avrebbe partecipato, vista la grande amicizia tra i due e il grande rispetto che Uncle Bob nutre per Warren ( non molto tempo fa Dylan ha dedicato un intero suo concerto al Madison Square Garden alle canzoni di Zevon). Purtroppo si vede che i tanti impegni del “menestrello” non gli han consentito di partecipare di persona ma la sua musica è comunque presente: la terza canzone del disco è infatti “Knockin’ on Heaven’s Door”. Ad accompagnare Warren Zevon in questa interpretazione ci sono Steve Gorman (batterista dei Black Crowes) e Jackson Browne, Billy Bob Thornton, Tommy Shaw, Jim Waite ai cori. La magia di questa song senza tempo rimane immutata perché la versione che Zevon ci presenta è molto simile all’originale, con solo la batteria un po’ più in evidenza dell’originale. Zevon ama la musica di Bob e questo amore lo si percepisce in pieno, la voce è carica di sentimento e poesia, erano tanti anni che il nostro non ci regalava una prova vocale di questo spessore (ed è così in tutto il disco). Splendido il lavoro alla solista di Brad Davis e bellissimo anche il gioco di voci nel ritornello. La successiva “Numb as a Statue” è una di quelle canzoni che Warren era solito scrivere nel suo periodo migliore negli anni ’70. Sembra uscita da Exitable Boy perché ne ha la stessa verve, la stessa carica rock, guidata dal piano del nostro e dalla favolosa chitarra di David Lindley, il quale si cimenta in lunghi assoli sognanti che scorrono sul vellutato tappeto composto dal piano e dalla sezione ritmica. Warren canta da solo e nella sua voce si percepisce chiara la sua inconfondibile carica ironica che l’ha sempre caratterizzata. Questa è una canzone al 100% Warren Zevon, c’è impresso a fuoco il suo marchio: in essa c’è tutta l‘anima del suo autore, tutta la magia del suo sano rock pulito. Te ne sei appena andato Warren ma mi manchi gia tantissimo, sapere che non potremo mai più sentire nuove canzoni come questa è un grande dolore per ogni vero amante della musica. Si prosegue con “She’s Too Good for Me”: Ad accompagnare il nostro sono presenti Don Henley e Timoththy B Schmit. I due Eagles si devono essere trovati a meraviglia in questa ballata semiacustica intrisa di sentimento. Una canzone triste e malinconica che ti entra diretta nel cuore per uscirti poi come una lacrima dal viso. La voce dolce di Warren canta tutta la sua sofferenza con le percussioni di Luis Conte che leggere le danno un tocco surreale. Poesia, magia, sentimento questa è musica ragazzi! Troviamo ora “Prison Groove”, vi partecipano in tanti: Springsteen, Lindley, Burnett, Thornton, Cooder e anche Jordan Zevon il figlio di Warren. Si tratta di una ballata elettrica dai toni oscuri, una sorta di Spare Parts ma ancora più malinconica, in cui emerge prepotente il lamento della slide elettrica tirata e sofferta a renderne evidente la forte impronta blues. Ancora una grande canzone. Dicevo prima che questo album è una sorta di testamento musicale del suo autore, bene la canzone successiva è sicuramente l’anima del disco. “El Amor de Mi Vida” è una ballata pianistica di una intensità emotiva enorme, Warren tira fuori la voce dal più profondo del suo cuore, il piano le fa da contrappunto mentre il fedele Jorge Calderon ( che ha cofirmato la maggior parte delle canzoni della carriera di Zevon) si aggiunge a lui nei cori in spagnolo. Ascoltate questo pezzo con gli occhi chiusi, magari di notte quando non ci sono rumori molesti che possono rovinarne la magia, dubito che riuscirete a trattenere le lacrime, io non ci sono riuscito. Dopo tanto sentimento il disco ha una ventata di allegria con “The Rest of the Night” . Come per Numb anche questa è una song nel classico stile del suo autore, grande rock carico di adrenalina con l’aggiunta di Tom Petty che ci mette il suo tocco elettrico e vibrante. Il risultato sono 4’41’’ di energia allo stato puro! Si procede con “Please Stay” ancora una ballad di grande presa emotiva imprezziosita dalla voce dolce e soave di Hammylou Harris. Davvero emozionante il connubio tra il piano di Warren e il sax di Gil Bernal, l’atmosfera notturna quasi jazzata della parte strumentale si contrappone al cantato in coro counntry oriented, il risultato è sorprendente. Le due parti apparentemente così dissimili si fondono a meraviglia creando un alone magico di rara bellezza. Il rock duro e puro torna protagonista con “Rub Me Raw” in cui forte è la mano di Joe Walsh. La sua 6 corde graffia e stride a meraviglia mentre Warren canta da par suo. Rock elettrico di razza purissima. Il disco si chiude con “Keep Me in Your Heart”: Qui ritroviamo il Warren Zevon dei tempi migliori abbinato alla maestria compositiva di Dylan. Bob non è presente ma la sua influenza è fortissima nelle linee melodiche. Si perché proprio la melodia è la forza di questa meravigliosa e struggente canzone. La chitarra acustica accompagna leggera assieme alla sezione ritmica. Gli strumenti sembrano quasi volersi volontariamente mettersi da parte per lasciare spazio all’ultimo saluto che Warren tributa alla vita e alla musica. Io lo immagino seduto al piano con il suo malinconico sorriso che canta conscio che è l’ultima volta, la voce è sofferta e sofferente ma l’amore per la musica le da un tono di gratitudine mentre si lascia andare al ritornello che sembra quasi un lamento compiaciuto: ”ci sono riuscito, ho lottato, ho tenuto duro e ce l’ho fatta, ora posso riposare in pace” forse queste sono le riflessioni di un ammiratore, forse è la gratitudine che provo per un musicista che nel corso degli anni mi ha regalato grandi emozioni ma io percepisco chiaramente questo suo messaggio, sarebbe bello potergli chiedere se è veramente così.
The Wind è , a mio avviso, un disco favoloso, vario ma costante. Warren Zevon ha voluto toccare tutti i generi musicali che ha sempre amato per dargli l’ultimo saluto e ringraziarli. Lo ha fatto con una classe e un trasporto emotivo davvero rari. I molti ospiti presenti si sono calati alla perfezione nello spirito dell’album, sono riusciti ad esser parte integrante del disco non solo semplici nomi sulla copertina. Le 11 canzoni qui presenti sono tutte di un livello elevatissimo con almeno 6 perle di una bellezza disarmante. Solo un uomo che ha davvero amato la musica in modo totale poteva fare un disco simile con il corpo ormai logorato dal male. Grazie di tutto Warren, tu non sei più tra noi ma la tua musica resterà viva in eterno, e con essa anche il tuo spirito. Mi permetto di salutarti chiamandoti amico anche se non ho mai avuto l’onore di conoscerti di persona; la tua musica mi ha parlato di te, mi ha raccontato la tua vita aldilà di quello che scrivevi nelle tue canzoni perché in essa ci mettevi la tua anima: Tutti coloro che hanno amato la tu arte lo hanno sempre percepito e possono così poter dire di averti davvero conosciuto. “Addio e grazie amico, mi mancherai tanto”.

Tracklist In The Wind
1. Dirty Life & Times
2. Disorder in the House
3. Knockin’ On Heaven’s Door
4. Numb as a Statue
5. She’s Too Good for Me
6. Prison Grove
7. El Amor de mi Vida
8. The Rest of the Night
9. Please Stay
10. Rub Me Raw
11. Keep Me in Your Heart

Discografia essenziale
Warren Zevon – ’76
Exitable Boy – ’78
Bad Luck Streak in Dancing School – ’80
Sentimental Hygiene – ’87
Transverse City – ’89
The Wind – 2003
  • Splendido special, giusto tributo a un grande artista. Ascolterò "In the Wind" al più presto.

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  • Il giusto omaggio, credo che anche io mi darò all'ascolto di In the Wind

  • D'accordo con cesqo e Silent

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  • uno special della madonna, ancora una volta… BRAVO REDA! :)

  • Syd

    Ho ascoltato questo disco qualche giorno fa, e' impossibile no nemozionarsi durante l'ascolto…grande reda, il giusto tributo ad un artista straordinario