Motorpsycho – Trust us

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Sono molto legato a “Trust Us” dei Motorpsycho, uno dei primi album capaci di aprirmi gli occhi verso nuove, inesplorate sonorità, eppure a distanza di anni mi è ancora difficile trovare le parole adatte per descrivere questo splendido “Trust Us” uscì nel 1998 ed è il nono full length del gruppo alternative norvegese nonché il loro secondo doppio album – il primo fu il capolavoro”Timothy’s Monster” – una scelta forse un po’ ostica per i neofiti ma in ogni caso superabile grazie all’estrema qualità dei pezzi contenuti, e anche al fatto che i Motorpsycho di quel periodo erano comunque un gruppo difficile anche senza bisogno del doppio CD, ascoltare “Demon Box” per credere.
L’impatto iniziale fu terribile, devo ammetterlo. “Psychonaut” riuscì ad essere un autentico choc per le mie orecchie, peggio del metal più becero che ero uso ascoltare: sette minuti di puro delirio fra dissonanti chitarre distorte ed elementi insoliti come mandolino e sassofono, un vortice di sette minuti capace di farmi temere per il resto dell’album. Avrei mai retto un certo ritmo? Welcome to the world of psychedelia.
Per fortuna ci pensò la successiva “Ozone” a tranquillizzarmi: pur essendoci ancora gli elementi perturbanti della precedente canzone non potei rimanere colpito da come questi norvegesi fossero capaci di unire suggestioni psichedeliche a un rock che non avrei esitato a dire proveniente dall’America dei gloriosi anni ’70. Un po’ stoner, perché no; ma sarebbe stato semplicemente riduttivo etichettarli in quel modo.
A sconvolgermi ancora di più le idee ci pensò “The ocean in her eye”, un autentico pezzo-sogno puramente psichedelico fra campionamenti, loops e voci effettate, 9 minuti di distacco totale dal mondo… per poi ritrovarmi proiettato in un pezzo a dir poco struggente. “Vortex Surfer” è un pezzo a dir poco meraviglioso, il triste racconto di un addio diviso fra un’introduzione acustica tutta voce, chitarra e glockenspiel e una seconda, rabbiosa e disperata parte di psychedelic rock semplicemente da brivido conclusa dalle grida disperate del buon Bent. Una canzone che lascerebbe davvero l’amaro in bocca per la sua intensità, ma dopo di essa troviamo un’insperata pace.
“Siddhartino”, una breve strumentale orientaleggiante che sembra quasi suggerire una breve, intensa meditazione all’ascoltatore prima di ascoltare la tranquilla “577”, pezzo forse non all’altezza degli altri ma dal lungo intermezzo strumentale contenente un pregevole assolo di chitarra ad opera di Snah.
Tanta carne al fuoco in questo “Trust Us”, e pensare che finora abbiam parlato solo del primo disco. Apre le danze “Evernine” solo due parole mi vengono in mente per descriverla: Led Zeppelin, quelli di “Kashmir” per la precisione. Le tracce nel secondo cd si fanno più brevi e rock oriented, possiamo dire a pieno titolo che questa seconda parte dell’album sia un magnifico tributo ai favolosi anni ’70, in cui pezzi come l’esaltante “Mantrick muffin stomp”, la psichedelica “Radiator Freak”, la romantica “Taifun” o la strepitosa, stridente “Superstooge” con la sua slide guitar difficilmente avrebbero sfigurato.
Chiude l’album un duo di canzoni da favola. Se in “Coventry boy” i Motorpsycho tirano fuori un pezzo semplice ma allo stesso tempo dolce e delicatissimo, quasi una dolce ninna nanna, in “Hey, Jane” ci troviamo davanti semplicemente una genuina, efficacissima canzone rock arricchita da un arpeggio orientaleggiante e dal mellotron. Il compito di mettere definitivamente la parola fine spetta a “Dolphyn”, un breve finale psichedelico tutto sax, campane e percussioni dal sapore quasi tribale, pezzo che raggiunge il suo scopo in un minuto e mezzo circa chiudendo il nostro viaggio.
Con “Trust us” i Motorpsycho chiudono il loro primo periodo artistico in maniera strepitosa, visto che il successivo “Let them eat cake” apre una nuova era, facendo a dire il vero storcere il naso a molti, incluso chi vi sta scrivendo. Con questo doppio album i norvegesi hanno contribuito a riportare d’attualità delle sonorità eccezionali che non è giusto lasciar cadere nel dimenticatoio, anzi, una volta assimilato “Trust us” sarà ben difficile rinunciare ad esplorare quel fantastico mondo musicale da cui i Motorpsycho hanno tratto ispirazione, è un album che da questo punto di vista può davvero considerarsi utile, oltre che un fantastico ascolto.
Un’esperienza che mi sento personalmente di consigliarvi vivamente.

Nota: l’album è disponibile in due package, uno simil-vinile e un doppio digipak.