Baez, Joan – Dark Chords on a Big Guitar

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L’ultimo studio album di Joan risale al 1997 e si intitolava “Gone From Danger”; da allora sono stati pubblicati solo diversi lavori antologici e ristampe dei vecchi classici. Quel disco era un prodotto mediocre che ci presentava la nostra eroina abbastanza giù di forma, quasi stanca direi. La Baez ha 62 anni, è sulla scena dal 1959 e ne ha viste di tutti i colori. E’ sempre stata in prima fila a combattere in favore delle minoranze e contro la guerra; per questi motivi è stata più volte arrestata e derisa dai media di regime americani; lei se ne è sempre fregata andando avanti per la sua strada armata solo della sua chitarra e di quella favolosa voce. Era al fianco di Martin Luther King quando esclamò “io ho un sogno”, c’era a Woodstock, a Newport quando Dylan cambiò per sempre (anche grazie a lei) il mondo della folk(e non solo) music. Insomma Joan è una pagina di storia vivente, un personaggio che ora è impossibile anche solo sperare che nasca. Ha guadagnato valanghe di soldi e ne ha donati più della metà in beneficenza, ha contribuito con le sue interpretazioni a lanciare centinaia di giovani autori e a rilanciarne alcuni che sembravano dimenticati. Insomma il suo contributo alla storia della musica va ben oltre i suoi ,grandi, dischi. E’ un personaggio importantissimo che è indispensabile conoscere per chiunque voglia sapere da dove tante cose arrivano. Con questo suo nuovo disco ritorna al passato, torna agli anni ’60 quando le canzoni non le scriveva ma si limitava a interpretare quelle degli autori, giovani, che riteneva più meritevoli. Con la sola eccezione di Steve Earle ( il songwriter più incazzato e politicizzato d’America) anche in questo “Dark Chords on a Big Guitar” prende una manciata di brani vecchi e nuovi della nuova generazione di autori americani e li interpreta con la sua immensa classe. Tra questi troviamo Ryan Adams di cui esegue “In My Time of Need”( tratta da Heartbreaker) in versione gospel rock molto affascinante , Natalie Merchant , Greg Brown di cui esegue Sleeper (tenetelo d’occhio questo ragazzo perché è un grande) una delle song più belle di tutto il disco. Troviamo poi la sua erede naturale quella Gillian Welch che rappresenta la figura più interessante del nuova leva di folksinger americani in gonnella. Di lei Joan esegue 2 brani, tra questi voglio segnalare “Elvis Presley Blues” una sorta di omaggio al grande re del rock che la nostra esegue in chiave r&r così come fa per “King’s of the Highway” di Joe Enry. La cosa migliore del disco rimane però “Christmas in Washington”. La splendida ballata di Steve Earle (la song che personalmente più amo di questo autore) è resa alla grandissima dalla Baez. Lei ci crede nelle parole che canta e questo si sente, d’altronde Earle è uno di quelli che le cose non le ha mai mandate a dire, uno come Joan insomma. Il disco è bello, le canzoni sono tutte interpretate in modo magistrale ma attenzione: Se vi aspettate la Baez di “Diamonds and Rust” o di “Any Day Now” rimarrete delusi. Come gia detto gli anni passano per tutti e Joan è ormai ultrasessantenne, la sua squillante voce da soprano non c’è più e lei ne è perfettamente cosciente; infatti in tutte le canzoni di questo disco sta molto attenta a non prendere tonalità troppo alte che non potrebbe reggere come 30 anni fa: ci mette tanto mestiere e passione che in parte suppliscono al inesorabile trascorrere degli anni. Interpreta ogni singola canzone col cuore e questo è gia tanto. Aggiungo anche che questo è un album dalle tonalità molto scure e tristi che riflette perfettamente l’attuale stato d’animo della sua autrice. Immagino bene cosa stia passando ora nella testa di Joan Baez visto l’attuale stato delle cose nel mondo tra guerre infinite e sanguinarie, la divisione tra ricchi e poveri sempre più grande e le ingiustizie legalizzate dei potenti ( a tal proposito la Baez ha detto che non canterà più in Italia finchè avremo questo governo) . Deve essere molto preoccupata e nelle 10 canzoni di “Dark Chords..” lo si sente. Una ultima considerazione prima di chiudere: Ascoltando un disco di Joan Baez mi è venuto spontaneo ripensare alla sua storia e alla sua vita e farne un paragone con gli attuali musicisti di casa nostra che si autodefiniscono impegnati (con le eccezioni dei grandi storici come Guccini, De Gregori e via dicendo), beh il paragone è a dir poco imbarazzante. Ma voi ve li vedete Jovanotti e Pelù bussare alle porte degli orfanotrofi e finire in galera in nome della pace? Bentornata Joan in questo triste momento c’è tanto bisogno di personaggi come te e tu non ancora una volta non ti tiri indietro. Ascoltate questo disco ragazzi c’è tanto da imparare.