U2 – Zooropa

Acquista: Data di Uscita: Etichetta: Sito: Voto: (da 1 a 5)

Dopo la consacrazione a livello planetario con “Achtung Baby” (1991) gli irlandesi U2 realizzano due anni dopo un album – che inizialmente doveva essere un EP – che fa assai discutere pubblico e fan: “Zooropa”.
Se già il gruppo aveva iniziato a cambiar pelle col predecessore, qui ci troviamo di fronte a una creatura particolarissima e bizzarra che ricorda molto gli album berlinesi di David Bowie strizzando l’occhio ad una ruffiana orecchiabilità. Non a caso è coinvolto un certo Brian Eno, fido collaboratore del gruppo fin dal 1985, uno che di quel periodo ne sa parecchio. Ma non c’è solo lui, poiché come in “Achtung baby” troviamo qua un altro mastermind dell’elettronica, quel Flood che aveva già messo le mani in album come “Violator” e “Songs of Faith and Devotion” dei Depeche Mode e che l’anno dopo avrebbe contribuito alla riuscita del mostruoso “The Downward Spiral” dei Nine Inch Nails.
In ogni caso, le persone e i mezzi per dar vita a qualcosa di buono ci sono tutte.
È proprio la title track ad aprire l’album, una “Zooropa” in cui Brian Eno dà vita ad atmosfere sintetiche al limite dello psichedelico e con qualche citazione Bowiana, un pezzo in cui neanche la voce di Bono sembra avere qualcosa di umano.
“Babyface” è stata messa come seconda traccia forse per rendere ancora più straniante l’effetto: una delicata e romantica ballad elettronica quasi in forma di ninna nanna, terribilmente artificiale ma allo stesso tempo assai dolce e suadente.
Molti ricorderanno il video del primo single “Numb” in cui il buon the Edge cantava – anzi, cercava di farlo – maltrattato da varia gente di passaggio; una canzone asettica, con chitarre distorte, synths e campionamenti vari (anche da videogames) capaci di esprimere una freddezza glaciale assieme alla voce effettata del chitarrista, inumana a dir poco.
Poi “Lemon”… quando si suol dire un pezzo praticamente dance ma realizzato con classe sopraffina, ipnotico come pochi e parecchio stucchevole grazie a Bono che si esibisce in falsetti inumani cui fanno da contrasto Eno e the Edge ai cori. Indescrivibile, un po’ come la sensazione che devono aver avuto i fan di vecchia data del gruppo.
Berlino deve essere davvero una fonte d’ispirazione unica per un artista: se da divisa aveva dato i natali alla trilogia del Duca, da – appena – riunita ispira agli U2 uno dei loro migliori pezzi di sempre “Stay (faraway, so close!)” che fu colonna sonora di “Così lontano, così vicino” di Wim Wenders, una ballad struggente in cui l’elettronica, seppur presente, passa in secondo piano in favore di un migliore impatto emozionale.
Ignoro se “Daddy’s gonna pay for your crashed car” sia un omaggio a Bowie (“Always crashing on the same car”), fatto sta che i nostri stupiscono ancora una volta regalandoci un disorientante pezzo con ritmi puramente jungle. “Zooropa” tuttavia da questo punto in poi si snoda su territori assai meno sperimentali, anche se altrettanto bizzarri: se “Some days are better than others” si lascia apprezzare per il basso capace di fornire un buon ritmo e una chitarra quasi country, “The first time” colpisce per la sua efficace semplicità, una ballatona a due solo per pianoforte (suonato da Eno) e voce, in cui Bono Vox si esalta al massimo delle sue capacità drammatiche.
Atmosfere ancora country e con vaghi richiami al capolavoro “The Joshua Tree” caratterizzano la pregevole “Dirty Day”, mentre la conclusione dell’album è affidata a un guest di tutto rispetto: il mai troppo compianto Johnny Cash che intona magistralmente l’ironico pezzo cyber-country (credetemi, la definizione calza benissimo) “The wanderer”, forse a significare che nonostante tutti questi sperimentalismi la band è ancora legatissima alla musica più autentica e tradizionale.
A distanza di ormai dieci anni si può ben pensare che “Zooropa” sia un album che ancora faccia discutere i fan della band. Eppure nonostante ciò, gli U2 sono con esso riusciti a realizzare un ottimo compromesso fra sperimentalismi e orecchiabilità senza eguali, dando vita a un album senza tempo che ancora oggi riesce ad essere attualissimo e che, nonostante tutto, contiene dei classici di assoluto valore.
Ascolto consigliato sia ai fan della band, sia a chi è in cerca di importanti album elettronici, anche se è stato un esperimento (ben riuscito) merita di essere ascoltato, anche da chi magari l’aveva inizialmente bistrattato.