Babalot – Che succede quando uno muore

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I Babalot sono un gruppo romano che riescono a fondere sonorità pop con elettronica, cantautorata, testi obliqui e mai scontati e musica alternativa. La loro peculiarità risiede prima di tutto nell’essere, nella teoria, un “gruppo aperto”, anche se ora la formazione sembra stabile. Il loro cd d’esordio “Che succede quando uno muore” è un piccolo capolavoro, di quei cd che hanno una doppia faccia, da una parte accattivante, ironica, che strizza l’occhio su sonorità “facili”, dall’altra arriva quella profondità immersa in un grigiore che è il quotidiano, sbalordendosi quasi della sua intensità. Un disco che pian piano ti entra dentro.
Un gruppo che punta innanzitutto sull’ironia, quell’ironia doppio taglio che non subito ci si aspetta, quell’ironia tagliente che ti fa sorridere e subito dopo ti fa pensare, e il sorriso si trasforma in quel ciglio alzato “e se..”
Dal punto di vista musicale i Babalot sono influenzati dai più disparati autori, dai Depeche Mode nella traccia “Medusa” che sembra uscita direttamente dall’angoscia degli anni 80 condita con una buonissima base di batteria elettronica e sinth, all’elettronica martellante di “3 Agosto” e “panca bestia” filastrocca obliqua dove un assolo di chitarra classica si intreccia perfettamente alla batteria elettronica, alla base di piano, al cantautorato disilluso di Rino Gaetano (del quale prendono molto) nella “morte di una medusa” “lo spettro” in cui la struttura in tre quarti mette veramente angoscia, “forse una donna” e “schifo” i pezzi forse più malinconici di tutto il disco, al più puro e semplice rock di “ferie mentali”, al folk di “ma cosa ti ho fatto” fino ad arrivare ai piccoli stacchi improvvisati di elettronica tra una canzone e l’altra.
Altro punto estremamente interessante di questo gruppo sono i testi, che riescono ad imprimersi in testa subito e dop giorni ci si ritrova al pensare magari al senso di “sopra una panca sotto la luna sceglie una capra la sua fortuna, ogni sua cellula può raccontare quanto fa male farsi tosare” oppure al senso di claustrofobia di “sono quell’amico che ti ha fatto ubircare, quel crampo nero e fitto senza il quale non puoi stare [..] sono la tua colazione quando invece vuoi dormire, sono il vecchio senza sonno che si sveglia per morire” o ancora “esiste o non esiste niente, possibilmente riposante, per vivere felicemente, che non sia fare il cantante?”.
Forse come loro dicono “forse una donna, così, tanto per scoprire tutto quanto”. Io spero che questo metodo non lo trovino mai, in quanto li ritengo una della realtà più interessanti dell’underground da molto tempo a questa parte.

Il loro sito è: www.babalot.com