Roxy Music – Live

Acquista: Data di Uscita: Etichetta: Sito: Voto: (da 1 a 5)

Prima o poi doveva succedere. Dopotutto, l’hanno fatta un po’ tutti i grandi gruppi una reunion, più o meno riuscita, e i Roxy Music non potevano certo mancare all’appello, è una questione di merito acquisito la loro. E dopo 18 anni, ci fu il grande tour del 2001, con una delle line-up migliori della storia della band: Brian Ferry (vocals), Phil Manzanera (chitarra solista), Paul Thompson (batteria, un gradito ritorno), Andy Mackay (oboe e sax) e Chris Spedding (chitarra). Il bassista al solito è un nome nuovo, il sessionist Zev Katz. Il tutto coadiuvato da eccellenti vocalist e strumentisti vari di supporto. Resta solo da vedere se la band è ancora quella di un tempo.
Questo live vuole offrire una retrospettiva sulla band inglese includendo i migliori successi registrati presso diverse date del tour; si potrebbe a proposito obiettare – e qualcuno l’ha effettivamente fatto – la mancanza di capolavori come “Angel Eyes”, “Manifesto”, “Sea breezes”, “True to life”… però è bene rendersi conto che la vastità e la qualità del repertorio della band avrebbe richiesto un triplo live, quindi tanto vale che ci godiamo l’ascolto di questa reunion.
Una reunion che non delude affatto. Questo “Live”, benché registrato su più date, è semplicemente perfetto e ci fa riabbracciare una band davvero in forma e affiatatissima! Non si direbbe affatto che i Roxy non abbiano suonato insieme per tutto questo tempo, ma in fondo la serietà e la bravura di un artista si vede anche da questo.
Forse si potrebbe dire qualcosa a proposito della voce di Bryan Ferry che non è più quella di un tempo e sente un po’ il peso degli anni, ma in fondo è anche logico che dopo quasi vent’anni la sua voce non sia più la stessa: fatto stà che comunque la differenza non compromette affatto la riuscita delle canzoni, anzi, il nostro è ancora in grado di deliziarci con interpretazioni magnifiche per classe e intensità.
E ora veniamo ai ventidue pezzi che compongono questo set. Beh, c’è poco da dire in fondo: chi conosce i Roxy come già detto potrà discutere sulla scelta di alcuni pezzi piuttosto che sull’esclusione di altri, fatto stà che la qualità di esecuzione e di registrazione non può che mettere a tacere ogni critica di questo genere. Riascoltare in apertura di concerto “Re-make/Re-model” dopo trentun anni dal debut della band dev’essere stata una bella emozione per coloro che avevano potuto apprezzare Ferry e soci già agli esordi, per non parlare degli altri grandi successi. Come restare indifferenti ascoltando una sensuale “While my heart is still beating” o l’esotica “Tara”, come si può non avere i brividi ascoltando una versione extendend di “A song for Europe” che riesce ad essere migliore addirittura di quella presente sul fantastico “Stranded”? Per non parlare della loro celeberrima versione di “Jealous Guy” di John Lennon, intensa e vibrante come quella del mai troppo compianto ex Beatles.
Persino i pezzi tratti da “Flesh + Blood” riescono ad elevarsi al di sopra degli standard di quello che è il peggior riuscito album della storia della band, e fra queste la romanticissima “My only love” è eseguita in una versione che è semplicemente un capolavoro, in cui prima Bryan e poi un Manzanera davvero in palla e semplicemente magnifico in ogni nota che tira fuori dalla sua chitarra ammutoliscono tutti i presenti.
Uno spettacolo.
Non mi rimane altro da dire a riguardo di questo “Live” per il quale non posso che tessere elogi, se non il fatto di avere davvero apprezzato una reunion davvero riuscita ad opera di una band che non ha deluso le aspettative dei propri fan e, come un vino pregiato d’annata, dopo tanti anni si lascia gustare con ancora maggior piacere.
Questo è un doppio live che vale tutto il prezzo – che non è neanche eccessivo – l’ideale per chi volesse una retrospettiva di qualità della band in quanto indubbiamente più significativo delle tante, insipide raccolte che sono uscite su di loro negli ultimi anni. Per chi già li amava, l’acquisto è semplicemente doveroso… “For your pleasure” è proprio il caso di dirlo!