Hendrix, Jimi – Live at Berkeley: 2nd Show

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Finalmente!!!! Dopo ben 33 anni abbiamo la possibilità di ascoltare per intero il secondo show di quello che è stato uno dei più grandi concerti dell’immenso Jimi Hendrix: Parlo ovviamente di quello tenutosi al “Berkley Community Theatre” il 30 maggio del 1970 con inizio alle ore 22. All’epoca era prassi che gli artisti invece di un unico lungo concerto facessero due show separati. Del primo sappiamo gia tutto visto che da esso è stato tratto il magnifico film documentario (ora presente anche su DVD) “Jimi Plays Berkley” che all’epoca passò anche dalle sale italiane. Per chi non fosse molto ferrato sulla storia hendrixiana ricordo che all’epoca Jimi aveva sciolto la Band of Gypsys per rimettere assieme la celebre Experience sostituendo Noel Redding con Billy Cox. Con questa formazione “l’immenso” stava preparando il materiale per il suo nuovo album , che purtroppo non vedrà mai la luce, presentando dal vivo i brani che avrebbero dovuto comporlo. Tra le 12 tracce che compongono questo splendido live troviamo comunque anche i grandi classici hendrixiani alcuni proposti in versioni mai sentite prima per stile e approccio a dimostrazione della continua ricerca da parte del nostro di sempre nuove soluzioni. Prima di passare all’analisi dei brani voglio spendere due parole per la confezione che come sempre per riedizioni curate dalla “Hendrix Family” si presenta molto bene con un booklet ricco di belle foto e interessanti note storiche; cosa questa non da poco considerando l’immenso numero di prodotti a dir poco approssimativi che hanno invaso il mercato dopo la morte di Jimi e prima che la “famiglia” entrasse in possesso della totalità dei diritti sulle opere del mancino più famoso di sempre. Bene ora senza indugi passiamo alla cosa più importante, alle canzoni ovviamente: Dopo una breve introduzione in cui Hendrix presenta la band si parte con “Pass It On (Straight Ahead)”; si tratta di una delle primissime versioni di una delle song che sarebbero state poi incluse nel nuovo cd “First Rays of the New Rising Sun”. Come sappiamo il disco non fu mai ultimato ma nel 1997 fu edito un album con lo stesso nome che comprendeva le canzoni a cui Jimi stava lavorando nel ’70; tra queste è presente proprio “Straight Ahead”. In questo live sentiamo una versione embrionale della song , anche il titolo diverso, che è più che altro una sorta di jam. Evidente come “il re” cercasse dal vivo le nuove soluzioni che avrebbe poi adottato una volta in studio, questo è infatti un brano sperimentale nel quale egli improvvisa, una sorta di jam in cui Hendrix mostra tutta la sua immensa classe e la Experience lo segue facendoci subito capire di essere in grande serata. Brano successivo “Hey Baby (New Rising Sun)” avrebbe dovuto essere la cannone di punta del nuovo gioiello di Jimi. Basta ascoltare le prime note dell’intro quasi flamenco per capire il perché. L’immensità di Henrdrix si mostra a noi nella sua completezza disegnando nell’aria un blues meraviglioso con quella punta di sonorità iberiche ricchissime di fascino; Senza soluzione di continuità arriva “Lover Man”, versione strepitosa a mio parere decisamente superiore a quelle dell’isola di Wight e di Rainbow Bridge, molto più simile invece a quella magnifica di Woodstoock con Jimi totalmente immerso nella sua musica “marziana” che si sfoga sull’asta del microfono contro cui Hendrix sfrega la sua Strat. La voglia psichedelica del “mancino di Seattle” si manifesta a pieno nella successiva “Stone Free”: ancora una grandissima versione del grande classico, esecuzione forse più veloce e meno tirata di altre ma con un solo centrale acidissimo e da brividi. Di classico in classico è ora il turno di “Hey Joe” presentata in una versione piuttosto lenta e “acida”, personalmente è la prima volta che la sento eseguita in questo stile con l’assolo finale altissimo e una forte impronta blues. All’inizio questa nuova veste mi ha lasciato un po’ perplesso ma più la ascolto e più mi piace. Il bello dei live hendrixiani è proprio quello di poter sentire le canzoni in forme sempre nuove. “I don’t Live Today” parte con un assolo di batteria e poi entra di prepotenza la chitarra seguita subito dalla voce; Hendrix è in forma smagliante e regala numeri chitarristici da vero extraterrestre, inutile descriverlo ascoltate perché le parole non bastano! La song successiva è “Machine Gun” che Jimi dedica ai soldati che combattono in Vietnam e agli studenti che lottano all’interno della prestigiosa università americana; Hendrix attacca con la simulazione della mitragliatrice e poi fa esplodere tutta la potenza psichedelica di questo grande brano. Bella versione anche se a mio avviso quella presente su “Blue Wild Angel “è un pelino superiore, non tanto come esecuzione tecnica , sempre impeccabile, o come improvvisazione, anche in questa i numeri alla chitarra sono da lasciar senza fiato, ma più che altro come immersione personale. In quella di Wight Jimi mi sembrava più dentro la song. Forse a provocare questa mia sensazione è anche il fatto che la song (una delle più rappresentative del panorama di Hendrix soprattutto dal vivo) è eseguita in maniera un pochino più veloce del solito il che le toglie un po’ di “sofferenza”. Come da copione il finale è tutto all’insegna dei classici: E’ ora il turno di una super adrenalinica “Foxey Lady” , 6,30 minuti di pura dinamite. Ad anticipare il gran finale giunge “Star Spangled Banner “ con la solita devastante eruzione di feedback e distorsioni continue. E’ inutile in tanti ci hanno provato ma solo Jimi sa dissacrare con così immensa classe l’inno americano,ineguagliabile!. Si finisce in crescendo con la devastante “Purple Haze” tirata più che mai e con l’immortale “Voodoo Chile (Slight Return)” una di quelle canzoni che non ti stancheresti mai di sentire.
Sono un hendrixiano convinto lo ammetto ma credo che nonostante le convinzioni personali chi ha le orecchie per sentire, e le usa, non può non accorgersi di quanto questo ragazzo gia allora fosse di almeno 50 anni avanti a tutti. Di grandi chitarristi è piena la storia della musica, alcuni sono arrivati molto in alto, quasi al di sopra delle nuvole ma Jimi Hendrix è ancora la su Marte che aspetta che qualcuno lo raggiunga, per ora nessuno si è mai nemmeno avvicinato alla sua immensità