Fields of the Nephilim – Earth Inferno

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“Earth Inferno” fu l’ultima release dei Fields of the Nephilim prima dello split maturato nel 1991. Questo live contiene pezzi presi da tre esibizioni della dark band inglese con l’intento ben preciso di offrire una magniloquente e completa panoramica sui tre album incisi dalla band di Carl McCoy per la Beggars Banquet, includendo i nove migliori brani.
I Fields of the Nephilim, attivi fra il 1984 ed il 1991, furono autori verso la fine degli anni ’80 di un dark atipico, ricco di varie influenze e sfaccettature, dal punk all’heavy metal passando per melodie in stile The Cure e… le grandi musiche di Ennio Morricone. Catalizzatore di queste molteplici influenze era la voce del leader McCoy, capace di alternare oscure linee gutturali simili a quelle di Andrei Eldritch a un growl potente e da brivido. Connubio perfetto fra melodie oscure e potenza, ecco come può essere descritta in sintesi la musica di questo act inglese.
La prima traccia è una suite di 16 minuti tratta da “Elizium”: all’intro “Dead but dreaming” seguono la celeberrima “For her light”, “At the gates of silent memory” e “Paradise regained”, ossia i celebri primi quattro pezzi dell’ultimo album della band, perfettamente eseguiti e ottimi per scaldare il pubblico che gradisce decisamente i momenti più esaltanti e rimane letteralmente ammutolito nei momenti melodici della suite.
Il seguente è uno dei momenti più esaltanti del live: la band propone infatti “Moonchild”, il suo autentico cavallo di battaglia tratto dal secondo album “The nephilim”, secondo diversi critici uno dei migliori pezzi goth mai composti capace di influenzare in seguito molte gothic metal band – Love like Blood in primis – e di portare “Elizium” al numero 12 delle UK charts! Lo show procede con la cupa “Submission”, dominata inizialmente da un cupo giro di basso di Bauhausiana memoria che si evolve in ritmi quasi western e apre per “Preacher man”, capolavoro di gothic western – è brutto a dirsi ma riesco a definirlo solo così – tratto da quel capolavoro intitolato “Dawnrazor” in cui i nostri omaggiavano nientemeno che il maestro Ennio Morricone, album forse troppo poco considerato in questa retrospettiva, che subito dopo ci propone un altro cavallo di battaglia con “Love under will” (da “The Nephilim”), un’eccellente versione di “Sumerland” caratterizzata da sonorità cinematografiche e da un ritmatissimo basso. Ottima “Last exit for the lost”, dalle atmosfere vagamente orientaleggianti e oniriche. La metallica e sincopatissima “Psychonaut” uscì come single nel 1989 e la ritroviamo finalmente disponibile in questo live – oltre che nell’altrettanto valida raccolta “Revelations”.
Il live si chiude con l’ultimo cavallo di battaglia della band, la spettacolare “Dawnrazor”, canzone che impose la band all’attenzione di pubblico e critica, un epico brano che potrebbe benissimo fungere da colonna sonora di qualche duello western, con cui alla fine McCoy saluta il pubblico, definitivamente purtroppo.
In conclusione, più che un live album memorabile definirei questo “Earth Inferno” una validissima retrospettiva con pezzi live, l’ideale per conoscere un gruppo ormai caduto nel dimenticatoio dopo uno scioglimento forse prematuro (e una reunion trascurabile pochi anni or sono sulla scia del “revival” anni ’80 che coinvolse anche i Bauhaus). Insomma, un acquisto da considerare seriamente per chi volesse fare la conoscenza di McCoy e soci, questo live – offerto attualmente in nice-price dalla Beggars Banquet – è una retrospettiva davvero completa che non ha nulla da invidiare alla raccolta “Revelations”, uscita qualche anno dopo.