Gabriel, Peter – Passion

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Nel 1989 uscì il film di Martin Scorsese “The last temptation of Christ” – dall’omonimo romanzo di Nikos Kazantzakis – che suscitò diverse polemiche per il tema affrontato, Cristo che sulla croce in punto di morte deve resistere all’ultima tentazione, l’amore consumato con Maria Maddalena. Le tante diatribe scoppiate attorno a questo film misero tuttavia in secondo piano un capolavoro correlato ad esso: la colonna sonora di Peter Gabriel, in cui l’ex leader dei Genesis raggiunge una delle sue più assolute vette creative.
“Passion” fu il primo album che Peter realizzò per la sua personale etichetta, la Real World, ed è anche il primo concept basato sul connubio fra elettronica e world music. Non è proprio un esordio in questo campo, chi conosce Peter avrà già trovato nei suoi precedenti album le più disparate influenze etno-folk, ma il numero e la qualità dei musicisti coinvolti sono veramente impressionanti: il violino di Shankar, il flauto turco di Kudsi Erguner, le tabla di Hossam Ramzy, le percussioni di Fatala, il doudouk armeno di Vatche Housepian e Antranik Askarian, i vocalizzi di Nusrat Fateh Ali Khan, Youssou N’Dour e Baaba Mal.
Tutti questi elementi si uniscono alla perfezione creando un’atmosfera che racchiude emozioni, misticismo e storia: c’è proprio tutto il mondo in quest’album, sarà per l’universalità del messaggio di Cristo, sarà per la vicenda narrata in sé che si svolge in quella terra che fu il luogo d’incrocio di quasi tutte le grandi civiltà, fatto stà che Peter è riuscito nell’impresa di ideare un album totalizzante.
Dall’Europa all’Africa, dal Medio Oriente all’Asia, dal paganesimo al cristianesimo, dal passato al presente e infine al futuro, “Passion” annulla tempo e spazio con una varietà di ritmi e suoni incredibile, futurismo sperimentale e tradizioni millenarie (molti brani infatti rielaborano motivi folk di diversi paesi dell’antica “mezzaluna fertile”).
Ma oltre a questi motivi culturali e artistici, questo disco ci regala sensazioni indescrivibili che bene esprimono l’alternarsi delle emozioni nel personaggio di Cristo: non è un caso che l’album si apra con un pezzo intitolato “The feeling begins”. Atmosfere ora mistiche, ora appassionate, ora spettrali e disperate fino al compimento finale della vicenda come un’autentica liberazione, come una pace dei sensi e dell’anima agognata e finalmente raggiunta .
Prendere ogni singolo pezzo in sé ed analizzarlo uno ad uno è quanto mai inopportuno nel caso di “Passion”: questa soundtrack è totalizzante in ogni senso, le tracce sono segnalate a scopo puramente indicativo ma sono, almeno secondo chi vi sta scrivendo, qualcosa di assolutamente superfluo perché ci troviamo di fronte a un concept totalizzante anche in fatto d’ascolto, non si possono skippare le tracce o ascoltarle a random, ci troviamo di fronte forse davanti a una grandissima storia di cui non si può saltare alcun capitolo.
La notturna “Gethsemane”, la sinistra e diabolica “In doubt”, la tribaleggiante e sensuale “A different drum”, la semplice “Bifore night falls”, malinconico canto notturno della steppa… o ancora il capolavoro “With this love”, dolcissimo inno sacro all’amore spirituale, per concludere con le catartiche “It is accomplished” e “Bread and wine”.
Sembra quasi incredibile che quest’album sia riuscito a entrare in classifica sia negli USA che in Inghilterra, venendo anche premiato quale miglior album new age del 1989.
Non si può proprio dire nient’altro di questo “Passion”, è proprio un album che non si può raccontare, è semplicemente un’esperienza unica e totale da provare, in cui immergersi col cuore e con la mente. Una delle più belle storie mai raccontate in musica ad opera di un artista che qui esprime al massimo il suo talento e la sua ecletticità, è anche l’occasione ideale per scoprire il lato più “sperimentale” – anche se sarebbe più giusto definirlo “artistico” – e poetico di Peter Gabriel.
Lasciatevi coinvolgere, è un consiglio spassionato. Dubito che ve ne pentirete.