Byrne, David – Lead us not into temptation

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Non c’è niente da fare: David Byrne è uno che vuole stupire il pubblico, nel bene e nel male, e stavolta lo fa realizzando, in attesa della raccolta dei Talking Heads e del suo nuovo album solista, una soundtrack per un film che si annuncia scandaloso:
“Young Adam”, regia di David MacKenzie, da pochi mesi presentato al festival di Cannes, con protagonisti il bravo Ewan McGregor e Tilda Swinton. Il film è la riduzione cinematografica di un morboso romanzo di Alex Trocchi, un “erotic noir” com’è stato definita questa torbida storia, scritto da questo autore italo-scozzese dalla vita alquanto travagliata.
Byrne non è nuovo alla realizzazione di soundtracks: celeberrima fu la colonna sonora de “L’ultimo imperatore” di Bertolucci composta a quattro mani con Ryuichi Sakamoto.
Un importante ruolo ha giocato il fatto che la vicenda sia ambientata a Glasgow, nella patria del nostro artista, che per realizzare la sua opera si avvale di illustri conterranei: in “Lead us no tinto temptation” troviamo un importante contributo da vari membri di Mogwai, Belle and Sebastian, the Delgados e Appendix Out.
Uscita per la Thrill Jockey, una delle più note e prestigiose label indie, questa soundtrack si muove entro sonorità jazz ambient che creano un percorso lineare, a differenza dei suoi lavori solisti e coi Talking Heads, ora suadente (i synths patinati e notturni di “Body in a river”), ora angosciante (la stridente ambient di “Mnemonic discordance”, la nerissima “Bastard” che si pone come classico pezzo da film noir), sensuale e morboso ma al tempo stesso raffinato (“Sex on the docks”, “Lock and barges”). Menzioniamo in particolare “Haitian fight song”, eseguita dagli Hung Drawn Quartet, una pregevolissima cover di Charles Mingus che ricorda sfrenate atmosfere esotiche già sperimentate dal grande Tom Waits.
Gli unici pezzi cantati sono i due posti in conclusione, la malinconica ballata ambient “Speechless”, con sonorità molto ammiccanti a quelle di Brian Eno, e la struggente “The great western road”, una ballata “vera” per pianoforte e violino in cui Byrne si mostra al massimo della sua drammaticità con un risultato da brivido.
David Byrne è tornato decisamente in forma. Non si muove entro territori troppo sperimentali o avanguardistici come ci ha da anni abituati, ma dopotutto si tratta della colonna sonora di un film, e il nostro artista ha puntato tutto sul creare una musica gradevolissima e carica di emozioni, che ben si adatta alla drammaticità della storia proposta. La scelta delle sonorità sembra ottima ed azzeccata – adesso dobbiamo solo attendere che nelle sale esca questo film che già ha fatto discutere la stampa internazionale – quanto quella dei collaboratori.
Insomma, ci troviamo davanti a un prodotto tutto “made in Glasgow” che arricchisce ulteriormente il curriculum di questo grande artista con un’opera che forse non sarà un capolavoro d’innovazione ma in ogni caso ci mostra un compositore in stato di grazia. In attesa del suo nuovo vero full length e, ovivamente, del successo annunciato di “Young Adam”, che comunque vada farà discutere.