Pentagram – First daze here – The vintage collection

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Gli americani Pentagram, capitanati dal carismatico Bobby Liebling, sono sempre stati un gruppo che non ha purtroppo mai raggiunto un ampio successo di pubblico, ma che in compenso ha sempre goduto nonostante cambi di formazione e split vari di una grandissima reputazione, alla luce della loro ineccepibile bravura ma soprattutto di una grandissima coerenza che ha portato Bobby al celebre rifiuto del deal con la Casablanca Records dei Kiss, i quali volevano acquistare i diritti dei loro pezzi “Starlady” e “Much too young to know”. Il singer ha in seguito tirato avanti fino a raggiungere finalmente un discreto successo grazie a una line-up a due stabile col bravo chitarrista Joe Hasselvander e deal con etichette piccole ma che in compenso gli hanno garantito la libertà artistica che voleva (prima la Peaceville e, dal 1999 l’italiana Black Widow).
La mini raccolta che vi sto per recensire, stranamente edita dalla Relapse, è particolarmente interessante, in quanto si occupa del primo periodo della band (1971-76), epoca in cui Bobby e soci riuscirono a sfrornare EP e 7” di assoluto livello che attualmente li portano ad essere considerati fra le primissime band doom e stoner – Black Sabbath esclusi ovviamente, la band di Iommi è anzi stata un modello fondamentale per i Pentagram.
Fu l’unico periodo in cui la band ebbe una line-up consolidata e la possibilità di esibirsi in frequenti e ottimi live show: Vincent McAllister alla chitarra, and Geof O’Keefe dietro le pelli, Greg Mayne al basso, il secondo chitarrista Randy Palmer (dal 1973). “First daze still here” ci offre quindi uno spaccato di quell’epoca, riproponendoci dodici brani (tre live) che altrimenti ci sarebbe impossibile poter ascoltare, dei pezzi che seppur rimasterizzati mantengono il loro fascino vintage.
La distortissima e allucinata “Forever my Queen” col suo sound pesante e sulfureo è uno dei classici della band, riproposto anche nel recente “Review you choices”: voce diabolica, sound pesante e atmosfere cupe e allucinate, sono questi gli elementi principali dell’esplosivo Pentagram-sound, da cui le varie band stoner attuali si discostano in fondo solo per una migliore qualità di registrazione e per un’attitudine molto più ruffiana.
È anche grazie a pezzi come “When the screams come” se negli anni ’80 si sono poste le basi per il doom puro, mentre semplicemente meravigliosa è la crepuscolare hard-ballad “Walk in the blue light”. Non so come sarebbe riuscita “Starlady” ai Kiss, fatto stà che questo pezzo, registrato live, è un concentrato micidiale di hard rock che Bobby ha proprio fatto bene a tenersi stretto, così come l’altra signora qui presente, la bluesy “Lazy lady”.
“Hurricane” è un altro gioiellino della band pieno di distorti allucinanti, mentre non si può non segnalare la registrazione live di “Livin in a ram’s head”, grezza e breve ma dall’impatto a dir poco spiazzante, sicuramente uno dei capolavori dei Pentagram; sempre dallo stesso show è tratta “Earth flight”, altro validissimo pezzo che si muove nelle stesse coordinate di “Ram”. Le malinconiche e crepuscolari “Be forewarned” e “Last daze here” chiudono questa specie di “best of” quasi con un velo di nostalgia nei confronti di quest’epoca ormai passata, che però così lontana non sembra vista l’attualità di certe loro intuizioni.
Un disco insolito per la Relapse, che di solito ci “massacra” con ottimo death, grind, hardcore e via dicendo, ma tuttavia riuscito e soprattutto utile, visto che ci permette di poter ascoltare registrazioni su vinile che solo pochi fortunati posseggono, coprendo un arco di tempo che altrimenti vecchi e nuovi fan del gruppo non potrebbero apprezzare.
L’unico appunto che si possa effettivamente muovere alla label è stata la scelta ristretta a sole dodici canzoni su un solo CD, sarebbe stato interessante inserire anche le varie B-side con cover varie inseriti nei vecchi 7” e sono stati tralasciati pezzi come “Much too young to know” che sarebbe stato davvero interessante poter sentire!
In definitiva, un prodotto validissimo che avrebbe potuto essere ancora migliore, ma che in ogni caso dovrà essere considerato dagli amanti di doom, stoner e sonorità sabbathiane.