Spirit – Blues from the Soul

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Randy California era un chitarrista col blues nel sangue: il leader degli Spirit vantava una la sua formazione musicale tipicamente bluesy grazie a un bluesman recentemente riscoperto, il texano Mance Limbscomb (a chi interessasse ci sentiamo di consigliare la raccolta “Texas Sharecropper & Songster”), la cui influenza sulla tecnica di Randy è evidente soprattutto nei brani acustici, con un fingerpicking imperniato bassi percussivi e ripetitivi e i colorati intrecci melodici. Importantissimo fu il ruolo svolto anche da Lightnin’ Hopkins, Sonny Terry e Brownie McGee, oltre che da lui, il grande Jimi Hendrix: Randall “Randy” Wolfe, questo il vero nome del mastermind degli Spirit, emigrato dalla California si ritrovò nel 1966 a suonare la slide per “Jimmy James and the blue flames”, un act messo su da Jimi… che per non confondere i due Randy del gruppo li battezzò egli stesso con un cognome derivato dagli Stati d’origine, ossia Randy Texas e, appunto Randy California!
Questa “Blues from the soul” è una raccolta curata dal noto giornalista Mick Skidmore, che ha raccolto ben trentacinque brani realizzati da Randy e dalla nuova line-up degli Spirit fra gli anni ’80 e ’90: la nuova line-up degli Spirit, scioltisi ufficialmente nel 1971 e riformatisi successivamente in due circostanza, comprendeva elementi di assoluto livello. Su tutti spiccava il batterista blues e jazz Ed Cassidy, colui che ebbe il merito di ridare stimoli a mr. California portando avanti con lui il vecchio “spirito degli Spirit” nonostante diverse difficoltà economiche; gli altri musicisti coinvolti erano Steve “Liberty” Loria al basso, Scott Monahan alle tastiere e Matt Andes alla slide. Randy purtroppo morì tragicamente nel 1997 e questa raccolta concepita da Skidmore è divisa in due CD dalle tematiche ben diverse: il primo ricostruisce in parte l’album “Blues from the Soul” come lo avrebbe voluto Randy, con tutte le tredici tracce (alcune già inserite nella release postuma “Cosmic Smile”, ancora reperibile ma la cui label, la Phoenix Gems, è fallita) oltre a brani non inclusi nella release degli anni ’90 “California Blues” ma suonati nelle session di quell’album (ancora reperibile). Il secondo CD è invece un mix di brani scelti da Skidmore: «It’s simply a compilation of my own making but one that I would hope would suit comfortably with the master that made the music.»
Alla luce delle influenze cui abbiamo già accennato, i brani qui presenti sono per lo più dei country blues e dei texas blues, anche se non mancano i blues elettrici e psichedelici e i classici Chicago blues. Numerosi e assai noti agli appassionati di blues sono gli artisti a cui Randy rende omaggio: Mississippi Fred McDowell, Leadbelly, Sonny Terry e Brownie McGhee,Willie Dixon, Howlin’ Wolfe e naturalmente Jimi Hendrix.
Recensire ogni singolo brano qui presente è impossibile, ma vi assicuriamo che la qualità di tutti e 35 i pezzi è elevatissima. Un particolare ascolto lo meritano tuttavia i seguenti bra “Wagon of wood”, “Key to the highway”, “Pawnshop blues”, “Kansas City”, “Fixin’ to die”, “Run sinner run” (di Lipscomb), la psichedelica “Cosmic smile” – che è sicuramente uno degli ultimi capolavori concepiti da Randy -, il medley di “Charlie James” e “Miss this train” (inizialmente concepite singolarmente) e infine “Devine love”. Perché spiccano questi brani? Semplice, sono quelli che sarebbero dovuti comparire nella versione concepita da Randy di “Blues from the soul”. E le altre tracce? Tutt’altro che dei tappabuchi come magari qualche malizioso potrebbe dire: troviamo, proprio in apertura, una cover gospel – blues anni ’30 di Blind Willie Johnson, un altro personaggio dalla vita enigmatica di cui poco sappiamo, se non del suo grande fervore religioso; una splendida cover di “Red house” dell’amico e maestro Jimi Hendrix, un omaggio doveroso questo, e i tradizionali brani blues “Pck a bale of cotton”, “When the saints go marchin’ in” e “Lord I’ll be with you always” che ci mostrano la grande sensibilità di questo artista nei confronti della “musica del diavolo”.
Dal secondo CD non possiamo non segnalare l’ottimo, ruvido blues rock di “The letter”, già interpretata a suo tempo da Joe Cocker ottenendo un buon successo e il classico “Ain’t superstitious” di Willie Dixon, maestro del Chicago blues. La splendida “California blues”, qui in versione demo con una bravissima Rachel Wolfe (la figlia di Randy) alle vocals, non perde il fascino della versione definitiva su album, rispetto alla quale vanta un minuto in più in coda. Semplicemente indescrivibile è “Down and dirty blues” trovata su uno dei DAT utilizzati da Skidmore per realizzare questo doppio album: una lunga (24:13!) jam quasi sicuramente improvvisata in studio da un Randy che sembra posseduto dal diavolo del blues! Purtroppo il pezzo si interrompe durante l’attacco di “All along the watchtower” e non è stato rinvenuto alcun DAT in cui fosse presente il proseguimento della registrazone.
Chiude l’album un brano folk tradizionale, registrato acustico dal vivo non si sa dove, “Last night I had the strangest dream” di Ed McCurdy, che chiude con un po’ di malinconica nostalgia “Blues from the soul”. Come disse Jay Ferguson, uno dei fondatori degli Spirit, «la cosa più triste, nonostante le grandi cose fatte da Randy, è che ho sempre sentito che il meglio dovesse ancora venire» e lo stesso vale per noi. Non possiamo fare altro che goderci questo ultimo regalo consegnatoci da questo grandissimo artista, ringraziando il buon Mike Skidmore che ha fatto sì che l’album finalmente uscisse.
Un doveroso omaggio a un grandissimo chitarrista forse troppo spesso dimenticato e allo stesso tempo una grandissima release blues imperdibile per gli appassionati del genere e non solo, vista la quantità – e ovviamente la levatura – dei grandi classici presenti.

PS: un grazie a Reda per la gentile consulenza in fase di recensione.