Kirlian Camera – Unidentified Light

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Freddo e buio, con una lontana e inquietante luce.
Potrebbe essere sufficiente questa manciata di parole questo “Unidentified light” dei Kirlian Camera datato 1999. Lo storico act elettronico di Angelo Bergamini è riuscito a trasformare in inquietanti note l’angoscia e la paura con apocalittiche sonorità elettro-industrial semplicemente raggelanti: quasi un’ora nella notte più oscura, ecco cosa ci promette questo riuscitissimo capitolo dei Kirlian Camera.
“Coming clouds” apre l’album letteralmente aggredendo l’ascoltatore, coi synths di Angelo letteralmente stridenti e feroci, cui si unisce la voce di Emilia lo Jacono, sinistra ed effettata fino ad apparire innaturale, aggressiva e dissonante: la conclusione di questo brano fa letteralmente tirare un sospiro di sollievo. Dopo averne coverizzato la sountrack, i KC rendono ancora un omaggio al film “Solaris” di Tarkovskij riprendendone il tema nella eterea, spaziale, “Justice”, intonata dalla rassicurante, quasi materna voce di Barbara Boffelli, che sembra quasi invitarci all’abbandono totale a questi suoni da puro trip. “The burning sea” vede Angelo alle vocals e sembra di piombare in una notte sinistra, un mare nero come la pece nel quale non si può fare a meno di muoversi, grazie ai ritmi prettamente EBM del pezzo.
In “Learning to live”, inframmezzata dalle due strumentali “Uniwhite 1” e “Uniwhite 2” risprofondiamo nell’incubo, con le vocals di Barbara trasformate, ossessive, in un crescendo di aggressività ci si accompagnano campionamenti sempre più incalzanti; nel pezzo sono presenti dei campionamenti delle vocals di Mickey Rourke dal film “Angel heart”.
“Moon is getting closer (part 1)” vede il ritorno di Emilia dietro il microfono: è una luna pallidissima e spettrale quella che ci viene presentata in questo sinistro pezzo. Una intro jazz ci presenta la suadente e diabolica“Thanks pigs”, mentre “The limit” crea un’atmosfera in perfetto contrasto con synths martellanti e alcuni stridenti suoni ad alta frequenza. La seconda parte di “Moon is getting closer” – cantata da Elena Fossi – conclude l’album in maniera a tratti soave, ma la disarmonia è sempre dietro l’angolo, come la fine del pezzo ci mostra. Il remix finale di “The burning sea”, bonus della versione qui recensita, si lascia apprezzare, cantato da Emilia invece che da Angelo, ma in fondo poco aggiunge alla sostanza dell’album.
“Unidentified light” è un album abbastanza discusso: con esso e con “Still air – Aria immobile” abbiamo assistito a un indurimento delle sonorità dei Kirlian Camera, divenuti molto più freddi e criptici rispetto alle precedenti opere, in cui la componente sperimentale non era così accentuata (a parte l’oscuro “Solaris”). Bergamini e le sue collaboratrici sono perfettamente riusciti a ideare un album onirico in grado di offrire un autentico trip (da incubo) a chi lo ascolterà, grazie alla ricchezza di suoni e alla bravura delle vocalist.
Un acquisto semplicemente doveroso per gli amanti dell’elettonica/industrial.