Voivod – Angel Rat

Acquista: Data di Uscita: Etichetta: Sito: Voto: (da 1 a 5)

Con lo schizoide “Nothingface” i canadesi Voivod chiusero nel 1989 il loro periodo sperimentale, quello che nel cosiddetto “ciclo di Korgull” li portò a dar vita ad album formalmente inseribili nell’ambito del thrash ottantiano ma in realtà anni luce distanti da questo canone e pieni di influenze progressive e soluzioni azzardate, come il già recensito “Dimension Hatross” o gli stessi “Rrroooarrrr” e “Nothingface” dimostrano.
Questo “Angel Rat”, secondo album registrato per la major MCA dopo gli anni passati alla Noise, apre nuovi orizzonti alla band canadese, la quale ha “perso” il bassista “Blacky” (Jean-Yves Theriault), qui presente solo come sessionist. L’album, uscito nel 1991, se vogliamo si presenta assai meno cerebrale e ostico rispetto ai predecessori, spesso potenzialmente radiofonico: un tradimento della band in nome del nuovo deal? Non fatevi neanche passare per la testa un pensiero del genere, i tre canadesi purtroppo il grande successo di pubblico lo hanno raggiunto solo quest’anno con il micidiale “Voivod” dopo anni di onorata carriera.
Bene, “Angel Rat” per la gioia di chi avesse scoperto i Voivod solo di recente si muove su coordinate assai simili a quelle dell’ultimo capolavoro: più semplice degli album degli eighties ma non per questo meno bello e interessante, i nostri hanno fatto uso della semplicità nel modo migliore, ovvero quello di suonare delle ottime canzoni heavy-rock piene di reminescenze thrash e anche punk (ascoltare “The Prow” per credere!) grazie alla chitarra di Denis “Piggy d’Amour” (che torna sulle scene alla grande dopo essersi curato un tumore al cervello), sempre fondamentale nell’economia del sound della band, e agli inserti tastieristici, che non rinuncia certo a mostrare il loro amore per il progressive e la psichedelia, particolarmente evidente in pezzi come : “Clouds In My House”, “Nuage Fractal” e “Freedom” ma nel complesso rintracciabile in tutto l’album.
Sì, un album semplice ma con uno scopo preciso, quello di essere più diretti possibile – a parte nei testi, bizzarri e cervellotici come sempre – di esaltare i propri ascoltatori senza per questo rinunciare a finezze rintracciabili un po’ ovunque.
Un album vario, dotato di pezzi/dinamite come “Panorama”, “The Outcast” e la già citata “The Prow”, altri più tenebrosi come “Golem”, malinconici come la title track o vagamente space-rock come il capolavoro “Nuage fractal” (sicuramente il pezzo più vicino ai tempi di “Dimension Hatröss”). Un cambio di label che ha offerto ai Voivod un’importante possibilità di evolversi e rivoluzionare ancora una volta i propri schemi senza tuttavia cedere alle lusinghe del peggior “easy listening”, il voivoda continua a vivere ed è più vitale che mai!
I pareri dei fan sono tuttavia discordanti, come spesso capita in questi momenti di rivoluzione, c’è insomma chi ritiene “Angel Rat” un capolavoro e chi un album minore rispetto ai precedenti: il fatto però che tutti riconoscano la bontà di quest’album è già un ottimo indicatore, noi ci sentiamo di definirlo la perfetta via di mezzo fra il vecchio ricercato sound della band e quello nuovo più diretto, il giusto equilibrio insomma!
I capitoli più discutibili della band in ogni caso verranno solo negli anni seguenti con album spiazzanti e forse anch’essi ancora da capire come “Phobos” e “Negatron”, ma “Angel Rat” lo consigliamo spassionatamente, certi che non resterete delusi.

PS: ma secondo voi è casuale che la copertina ricordi vagamente il primo “Monkey Island”?