Richey, Kelly – Live…As It Should Be

Acquista: Data di Uscita: Etichetta: Sito: Voto:

Attenzione ragazzi e ragazze, cercate un appiglio sicuro, allacciate le cinture di sicurezza e riparatevi sotto un tavolo pesante perché sui vostri lettori cd sta arrivando l’uragano Richey!!!! Piccola precisazione : si tratta di un uragano in gonnella perché Kelly Richey è una donna. E fatemi aggiungere che ce ne fossero di donne che suonano e cantano come lei. Questa ragazza ha sotto due palle di granito!!!. Suona con la forza e l’energia del miglior SRV e con la stessa fantasia di Hendrix. Difficile sentire da lei un assolo banale o scolastico, il coraggio non le manca di certo per cui Kelly non si fa troppi problemi a cimentarsi con brani come “hey Joe” e “Crossorads” e reinventrali a modo suo. Il suo è un rock blues dalle forti tinte hard psichedeliche, suoni duri e tirati, lunghe jam strumentali, pause e ripartenze continue, un torrente di suoni continuo e inarrestabile. Inoltre la nostra Kelly è anche dotata di una bella voce roca e potente che ben si combina con il suo stile chitarristico ultra aggressivo. Per questo doppio da vivo la nostra si presenta supportata da basso e batteria nella miglior tradizione dei grandi power trio rock blues. Le 17 canzoni che vanno a comporre questo “Live…As It Should Be” sono un bel mix tra brani originali di Kelly e cover di lusso. Tra queste ultime spiccano la gia citata “Hey Joe”, la cui durata supera abbondantemente i 9 minuti, eseguita con una grinta e una personalità davvero rare; certe canzoni incutono timore è inutile negarlo e per farle proprie ci vogliono attributi non indifferenti. A tal proposito ascoltate l’assolo che la nostra sfodera verso il minuto numero 5, e che si protrae per oltre 3 minuti, e ditemi se in giro ci sono molti uomini in grado di fare una cosa simile. Veloce come un tornado e precisa come un chirurgo ma senza rinunciare a quella sana dose di improvvisazione che è la componente fondamentale che distingue il buon musicista dal puro sangue. Tra le grandi cover spicca anche una travolgente versione di “Mean Old World” (Little Walter) interpretata in chiave texas blues con una chitarra distorta e durissima accompagnata da un cantato bello roco ed espressivo. La sua voce non è certamente quella di una Joplin o di un Nina Simone, anzi è molto mascolina, ma risulta particolarmente adatta per questo genere di canzoni che non richiedono una grossa estensione vocale ma più che altro grinta e toni cupi. Sempre in tema di cover segnaliamo anche una grandiosa “Crossroads” (Robert Johnson), anche questa vicina ai 10 minuti, interpretata col piglio della bluesgirl navigata. Numeri funambolici come se piovesse in un continuo delirio chitarristico intermezzato da brevi strofe segnate dalla voce roca ed espressiva che calza a pennello per questo di questo tipo di song rifacendoci al discorso di qualche riga sopra.” Trouble in Mind” è eseguita in chiave soul \blues e ci permette di apprezzare la duttilità di Kelly apprezzandola non solo nei panni della fulminante chitarrista ma anche in quelli più sensuali e emotivamente impegnati della soul woman. Chiudiamo il discorso cover con la conclusiva “Down by The River” (Neil Young). Più che allo stile di “cavallo pazzo” la nostra si rifà a quello di SRV, dopo un inizio lento Kelly si lancia in un vortice di note davvero incredibile, poi si ferma e con voce calda e sensuale interpreta i versi del celebre brano di Young fino a giungere ad un nuovo crescendo di rara potenza dove traspare chiaro il suo amore per i chitarristi eclettici alla Lonnie Mack o alla Roy Buchanan per arrivare fino a certe reminiscenze di T-Bone Walker; come loro la Richey sa far seguire a dure sferragliate quasi hard degli intermezzi semi jazzati. Il brano prosegue per oltre 13 minuti, quasi totalmente strumentali, senza risultare mai noioso o prolisso. Non è da tutti. Ma oltre ad essere una grande interprete la nostra funambolica Kelly è anche una brava autrice, le sue canzoni qui presenti riflettono tutte le sue varie influenze. “Just a Thing” è un strumentale rock blues venato di boogie,come dalla miglior tradizione del texas sound moderno, di grande efficacia. “City Between the Lines” è un grande rockblues ruvido e potente con la chitarra distorta, mentre “Sister’s Gotta Problem” è vaughaniana fino al midollo, anche se la nostra suona decisamente più hard del grande Stevie, le progressioni sono le stesse del mai troppo rimpiano SRv così come l’attitudine in bilico tra blues e R&R. Bella anche l’iniziale “Travelin’” tipico esempio di come Kelly sia fortemente influenzata dai suoni texani, il suo è infatti un blues multicolore che non disdegna le influenze più varie.
Prima di ascoltare questo live non conoscevo Kelly Richey, nonostante sia attiva gia da qualche anno, e devo dire che sono rimasto davvero impressionato dalla forza dirompente della sua musica e soprattutto della sua chitarra che è la vera regina di questo doppio cd dal vivo. Fa specie sentire questa ragazza suonare con tanta autorevolezza e senza alcun timore riverenziale….. penso che molti maschietti dovrebbero prendere esempio da lei e magari pure qualche lezioncina perché in quanto a tecnica la nostra non ha davvero nulla da invidiare a nessuno, ma al contrario di molti suoi colleghi,uomini, la sua musica non è un mero esercizio di stile e velocità ma è sangue, sudore e passione, in poche parole è grande musica, ne uscissero di più di album rockblues di questo valore! Bravissima!!!!!