Zero 7 – When It Falls

Acquista: Data di Uscita: Etichetta: Sito: Voto: (da 1 a 5)

L’effetto HTTT diventa un morbo, una specie di virus che si propaga nella musica e spinge le bands a fare dischi tanto belli e affascinanti quanto inutili e poco incisivi. Sembra che tutti non vogliono più rischiare, si accontentano e piuttosto che fare un passo avanti restano fermi dove stanno “approfondendo” discorsi sui quali si pensava già avessero detto tutto. Ma sempre meglio così che un passo indietro no? Cmq il dannoso virus, dopo aver colpito Stereolab, e Mùm colpisce anche gli Zero 7 e il loro When It Falls. Suddetto album è infatti degno continuo ma non successore di Simple Things. Anche qui infatti la diagnosi è la stessa: non cambia assolutamente nulla. Il duo di Londra propone le loro ormai classiche song di un easy beat, ricche di calde voci in stile Moorcheba, ambientazioni che ricordano un Dimitri fromParis in salsa meno lounge, qualche buona trovata alla massive Attack e niente più.
Visti i nomi scomodati uno potrebbe chiedersi “ma perchè c’è qualche cosa di più da chiedere?”. Forse un minimo di creatività ed originalità, qualche spunto o sound che formi meglio la loro personalità, che li stacchi dall’essere il gruppo di “questa o quella hit”.
Speravo di sentire una variazione che portasse ad un sound un più Röyksopp, leggermente audace o aggressivo, oppure più dolce e delicato come l’ultimo Walkie Talkie degli Air, ma niente. Lasciando però da parte remore per un disco “mancato” si può sempre godere delle canzoni. In fondo se è una brutta copia di simple things non è affatto male, e infatti episodi come Home (con una dolce voce femminile e l’acustica), Over Our Heads (forse l’episodio più air nell’uso delle tastiere), look Up (il brano più lounge),l’ultima morning song (mi ricorda Finley Quaye, non so perchè un po’ tutto l’album mi ricorda lui..) e la stessa title track (forse il punto più alto del disco) non deludono, ma stentano a far valere al disco il suo prezzo di costo.
Rispetta all’altro poi c’è un maggior numero di pezzi dalla struttura più classica e regolare, più cantati e suonati (In time e Speed dial) che avvicina pericolosamente il gruppo ai Moorcheba (il pericolosamente è puramente personale, i gusti sono gusti). Alla fine gli zero 7 restano sempre loro, un duo capace di tirare fuori grandi canzoni che però rischia di diventare prigioniero e vittima del proprio stile. Speriamo che se ne accorgano presto perchè altrimenti fanno la fine di Moby.