Einstürzende Neubauten – Kollaps

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L’espressionista Paul Kornfeld, esponente di spicco dell’espressionismo anteriore al primo conflitto mondiale, sosteneva che «l’espressione di un sentimento stimolato artificialmente è più puro, più chiaro e più forte di qualsiasi sentimento suscitato da stimoli reali».
Questa citazione bene esprime la musica di quelli che la critica ha un pò definito “i maggiori esponenti dell’espressionismo musicale”, i tedeschi Einstürzende Neubauten di Christian Emmerich aka Blixa Bargeld.
L’album di debutto della band berlinese uscì nel 1981: “Kollaps”, collasso appunto, un termine secco e violento pregno di negatività, di decadenza e rovina (Einst®?rzende Neubauten = “nuovi edifici crollanti”). In sintesi, il manifesto programmatico della loro musica.
Musica? Quando si parla di Bargeld e soci non si sa mai se “musica” sia un termine eccessivo o riduttivo per ciò che questi pezzi tedeschi ci vogliono proporre. La foto di gruppo con tanto di strumentazione davanti allo stadio olimpico lascia sgomenti: chitarre, amplificatori, tastiera… pezzi di lamiere, martello pneumatico, seghe, martelli, tenaglie, pinze. E appena premiamo il tasto “play” ci troviamo catapultati in un universo rumoristico da incubo: la melodia è totalmente bandita o quasi, i suoni e le urla – parlare di canto è alquanto improprio – danno vita a uno spettacolo crudo e aggressivo nei confronti dell’ascoltatore, che può solo rimanere stupito, shockato, disturbato nel profondo.
Emozioni forti, difficili da comprendere, anche per via dei testi criptici e inquietanti. Per quanto uno si sforzi è difficile comprendere la folle “danza demente” di “Tanzdebil” con le sue percussioni industriali, l’eccentrica “Steh auf Berlin” col suo martello pneumatico e i suoi ritmi tribali a suon di chiave inglese, o il selvaggio anthem nichilista “Negativ Nein” che può esser letto come la loro dichiarazione d’intenti (La vita non è a colori vivaci! / cadiamo appallottolati al suolo! / Di’ di no! / … / con un grido tutto va in rovina / con il mio grido / di’ di no!) o ancora la title track “Kollaps” che riprende ironicamente il motivo di “Je t’aime (Moi non plus)” di serge Gainsrbourg, forse la più celebre canzone erotica mai realizzata e ora riproposta in una chiave che definire grottesca è niente.
Proprio a partire da quest’ultimo pezzo, l’intero album si muove su coordinate meno aggressive e più ipnotiche, pur sempre con sonorità atipiche e disturbanti che impediscono ogni rapimento e continuano a far pensare l’ascoltatore, come ad esempio la lunga e monotona “Sehnsucht” o la vagamente esotica “Helga”.
Un album in definitiva sconvolgente, sotto ogni aspetto, impossibile da comprendere appieno perché non è appunto alla comprensibilità che puntano gli Einstürzende Neubauten ma allo sconvolgimento più totale delle emozioni, cercando di raggiungere quelle concettualmente più pure e crude, oltre che del concetto di musica in generale uccidendolo e facendolo rivivere ogni volta.
“Kollaps” è quindi il classico album che ogni volta può suscitare sensazioni diverse e che non sembrerà mai lo stesso, ma non è certo un ascolto leggero: il sottile confine fra musica e rumore richiede un impegno notevole da parte dell’ascoltatore per non perdere il filo del discorso o arrendersi di fronte alle stucchevoli soluzioni rumoristiche qui presenti. Un album selettivo quindi, che ci sentiamo di consigliare solo a chi è interessato alla musica più ardita o più semplicemente a chi ha un bel pò di coraggio avventurandosi in territori musicali a dir poco inusuali.

Nella nuova versione da poco ristampata sono presenti come bonus track la canzone “Schieß euch ins Blut” e i pezzi inclusi nell’ormai introvabile cassetta di fine anni ’70 “Stahldubversions”.