Neurosis & Jarboe – Neurosis & Jarboe

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E dopo un lungo periodo di silenzio sono tornati, proprio loro, i Neurosis, il gruppo le cui produzioni sembrano sempre essere un’Apocalisse totale della loro stessa musica e che invece, come l’araba fenice, ogni volta risorgono dalle proprie ceneri, continui e coerenti nel loro incredibile percorso musicale ma ogni volta capaci di proporre quel qualcosa in più che stupisce, annichilisce il pubblico.
Steve von Till stavolta è riuscito ad appropriarsi di un’arma pericolosa che finisce con l’essere il vero passo in avanti dei Neurosis in questa release: la voce di Jarboe, l’ex musa dei criptici Swans di Michael Gira, una delle creature più terribili del dark anni ’80 col loro totale nichilismo, in grado di togliere ogni desiderio di vivere per la durata di ogni loro album (a chi volesse fare esperienza degli Swans consiglio caldamente l’immenso “Children of God”).
Neurosis e Jarboe, due reagenti micidiali che si combinano fatalmente dando vita a un album che ha un solo scopo: annichilire chiunque abbia il coraggio di mettere il disco nello stereo e premere “play”.
E subito dopo averlo fatto qualcuno già se ne sarà pentito: “I tell ya, if God wants to take me He will – He’s coming . . . “ è il ritornello della prima opera “Within” che sa tanto di Apocalisse, con la voce stregonesca di Jarboe che si staglia, delicata ma allo stesso tempo tagliente come un rasoio sul rullo compressore di von Till e soci, e un brivido freddo attraversa già il povero ascoltatore. Impressionante, totale, eppure siamo solo all’inizio.
Un breve, pesantissimo silenzio lungo il quale si alzano le prime note ed ecco che entriamo in un altro incubo, “His last words”: la voce di lei è quasi impercettibile e disturbata come in un difficile tentativo di ricevere una stazione radio, ma anche le musiche praticamente ambient si adeguano, salendo via via di tono con le loro note dissonanti e le urla di von Till che rimangono strozzate in sottofondo. Un’intro semiacustica e inizia il delirio industriale di “Taker”, e colpisce ancora la voce di Jarboe, che pur nella sua dolcezza ci sussurra più volte, inesorabile «I’ll destroy you». Ma poi ci ritroviamo a sentire qualcosa di incredibile, “Receive”, un pezzo diabolicamente mistico e sensuale nel quale è impossibile non rimanere ammaliati.
Quel che finora più colpisce nella prima metà di quest’album è l’onestà di von Till e dei Neurosis, capaci di fare un passo indietro dando il dovuto spazio alla nostra dame sans merci, una scelta che altro non fa che arricchire incredibilmente il loro stesso sound, ancora più godibile ed efficace posto in contrasto con questa incredibile voce. Ad ogni modo, nella seconda metà i nostri si faranno sentire ancora di più
Le sonorità dei nove minuti di “Erase” mi hanno ricordato a tratti un altro pezzo più simile, anche si di gran lunga più breve, la devastante e quasi omonima “Eraser” dal capolavoro dei NIN, “The Downward Spiral”, ma qua l’incedere è drasticamente più lento anche se altrettanto inesorabile, nove minuti di annichilimento totale cui segue una specie di incubo dark-industrial-psichedelico a nome “Cringe” qualcosa di semplicemente indescrivibile. Tamburi tribaleggianti e atmosfere desolate caratterizzano “In harm’s way”: nessun segno di vita all’orizzonte e non resta che concludere questo viaggio da incubo con “Seizure”, un lungo lamento funebre versione noise intonato da Jarboe con von Till a sussurrare in sottofondo. E infine, il nulla, siamo soli di fronte a un’immensa desolazione. O almeno, così sarà fino al loro prossimo ritorno.
Introspettivo, agghiacciante, desolante, apocalittico… così possiamo definire questo riuscitissimo album, l’ennesima pietra miliare posta dai Neurosis e da Jarboe, un album che verrà ricordato a lungo e si pone come paragone scomodo: saranno in grado di superarsi, ancora una volta? Chi vivrà, vedrà, intanto assimiliamo questo.. occorrerà molto tempo, credetemi.