Triple Trouble – Triple Trouble

Acquista: Data di Uscita: Etichetta: Sito: Voto: (da 1 a 5)

I Triple Trouble altro non sono che la sezione ritmica di Stevie Ray Vaughan , i Double Trouble, con l’aggiunta del tastierista Reese Wynans. Cioè la band che ha accompagnato l’immenso chitarrista texano da “Soul To Soul” in poi. In questo album la parte del band leader la svolge Tommy Castro, talentuoso chitarrista e cantante di origine californiana, attivo ormai da una decina d’anni sulla scena rock blues e autore di dischi dal valore contrastante: se da un lato lavori come “Right as Rain” sono certamente di ottima fattura dall’altro ci sono album come il più recente “Gratitude” che suonano abbastanza banali, facendo così nascere qualche dubbio sulla effettiva personalità di questo artista. Questo Triple Trouble non fa altro che confermare tutti i dubbi e se possibile crearne di nuovi. Non che il disco sia particolarmente brutto ma suona abbastanza noioso dando l’impressione a tratti di essere più una mera operazione commerciale che un progetto serio. Se alle spalle non ci fosse una etichetta seria come la Telarc sarei propenso a optare per la prima ipotesi. L’album presenta un sound a cavallo tra blues, soul e rock & roll mantenendo il suono tipico dei lavori di Castro. Il guaio sono le canzoni, tutte abbastanza scontate. Prendiamo ad esempio “Help!” ( si è quella dei Beatles anche se si fatica a riconoscerla) una ballata in chiave soul\gospel tutta organo e chitarra davvero irritante. Tommy si lancia in paio di assoli che più scolastici non si può mentre la linea melodica è la stessa che potrete ascoltare in almeno altre 150 canzoni soul degli anni 70. Le cose non vanno certamente meglio con i pezzi più ritmati come la successiva “Whole Lotta Soul” che di per se risulta uno dei brani migliori del lotto. Ha però il difetto, non da poco, di dare l’impressione di essere suonata e cantata col freno a mano tirato. Un po’ meglio la parte chitarristica stavolta con Tommy che mette in mostra una buona tecnica. Vediamo un paio di altri pezzi: “Mammer Jammer” si segnala come una delle cose più brutte del disco; cantata in coro con in soliti 4 riff scontati, che sentiremo per tutto il disco, e il solito sax anch’esso scontato. Il coretto poi è davvero orribile, il tutto mischiato sembra un brano west coastiano imbastardito con un blues davvero elementare. A tratti Castro vuol fare lo Stevie Ray dell’occasione ma il paragone è davvero improponibile. La cosa davvero che mi lascia perplesso di tutto questo album sono gli improbabili miscugli sonori: spiegatemi cosa c’entra una armonica di chiaro stampo Chicago blues con una soul song come “If That Ain’t Love”, il fatto che poi questa appaia solo per pochi secondi ogni tanto da la forte impressione che sia stata aggiunta a casaccio. “Be Careful With a Fool” è invece uno slow abbastanza carino con buone performance di chitarra e armonica ma che ha nella parte vocale il suo punto debole: Tommy Castro certe tonalità non le sa prendere è dunque inutile che ci provi con il risultato, come in questo caso, di dar vita a improbabili urlacci che sembrano più il lamento di uno squoiato vivo che una sentita performance blues. Mi fermo qui. Triple Trouble risulta essere un disco piatto e banale, privo di un qualsivoglia colpo di coda. Un compitino eseguito tutto sommato bene ma che alla fine dopo ripetuti ascolti non lascia davvero nulla di significativo. Passate tranquillamente oltre.