The Flatlanders – Wheels of Fortune

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Ormai ci hanno preso gusto Joe Ely, Butch Hancock e Jimmie Dale Gilmore: dopo “Now Again” del 2002 che ne segnava il ritorno dopo oltre 12 anni, i tre musicisti americani pubblicano “Wheels Of Fortune”. I tre sono amici da sempre, negli anni 70 si trovavano spesso per suonare ma non hanno mai pensato di poter diventare una band vera. La svolta si è avuta nel 1990 quando hanno deciso per la prima volta di entrare in studio per fare un disco a nome The Flatlanders; fino a quel momento avevano scherzato e pubblicato solo nel 1980 “ One More Road “ una sorta di raccolta di canzoni estratte da esibizioni dei primi anni 70. “More a Legend Than a Band”, questo il titolo del primo vero album dei nostri, dice tutto. Ely, Gillmore e Hancock hanno capito che possono essere un vero gruppo e questa loro ultima fatica è una sorta di compimento di un percorso. Anche se è strano parlare di album della maturità per una band formata da artisti che bene o male sono in giro da una trentina di anni, è proprio questo che sembra essere Wheels Of Fortune: Sicuramente il lavoro migliore e più omogeneo dei Flatlanders. Le imperfezioni, poche per la verità, del passato sono state abilmente superate e le 14 canzoni che vanno a comporre questo album sono tutte di altissima qualità. Sono state prese le qualità migliori di ognuno dei 3 protagonisti e sono state utilizzate a favore del risultato finale. Personalmente ritengo che Joe Ely sia un gradino sopra ai 2 amici e il fatto che in questo album egli sia decisamente più impegnato che nei precedenti ne è una sorta di riprova. Non che faccia tutto lui per carità, grande è il contributo di Butch Hancock che canta gran parte delel canzoni, ma l’album ha impresso a fuoco il suo marchio, complice anche il fatto che i musicisti che compongono la band che supporta i tre sono quasi tutti collaboratori o ex collaboratori di Ely e si segnala inoltre la presenza illustre di Joel Guzman in un paio di song. Il disco si apre con “Baby Do You Love Me Still?” (Hancock) cantata egregiamente da Butch col suo particolare tono nasale e impreziosita da un grande uso di cori e dalle bellissime chitarre in puro stile texano: La melodia è terribilmente accattivante e la canzone scorre che è una bellezza. La title track proviene ancora dalla penna di Hancock ma la voce solista è quella di Gillmore. Si tratta di una malinconica ballata country oriented davvero molto ben riuscita; anche in questo caso è molto efficace l’uso dei cori, che è uno degli elementi principali dell’intero album. “Midnight Train” vede la voce di Ely vera protagonista, il tiro del brano è decisamente blues grazie anche all’uso della slide elettrica, leggermente distorta, che lancia i suo strali. “Wishin’ for You” è un classico di Butch Hancock , già interpretato in passato anche da Ely, eseguito da Jimmie Dale, bello l’uso della steeel guitar che dona alla song ancora più epicità. Quando è eseguito a questi livelli il country è una musica favolosa e pochi hanno l’abilità di scrivere melodie accattivanti come Butch. “Eggs of Your Chickens” è uno dei brani che mi sono piaciuti di più. Sempre Hancock protagonista alla voce e all’armonica per una ballata davvero splendida tutta da godere. “I’m Gonna Strangle You Shorty” è scritta da Joe e si sente. Il suo piglio da rocker di razza emerge alla grande anche in un disco decisamente country oriented come questo. Sempre ottimo l’uso della slide. “Back to My Old Molehill” è scritta sempre da Ely ma cantata da Butch. L’accoppiata funziona alla grande e la song vola alta, grandissimo tiro a sottolineare l’attitudine live della musica di Joe Ely. “Deep Eddy Blues” ha una melodia decisamente hawaiana mentre “Neon of Nashville” è una ballata di Joe Ely davvero superba: una canzone epica e melodica come solo il nostro sa fare con un ritornello, cantato in coro, davvero molto bello. “Once Followed By the Wind” è anch’essa una ballad malinconica di grande presa, la penna stavolta è di Gillmore ma il risultato non cambia di molto: è sempre grandissima musica. Si prosegue con “Go to Sleep Alone” grandissima song country rock dal tiro irresistibile, ovviamente in puro Joe Ely style con la fisarmonica di Guzman a fare da ciliegina sulla torta così come in “Indian Cowboy”: stavolta la melodia è decisamente più borderland andando a riprendere le atmosfere di quell’incredibile capolavoro che è stato Letter To Laredo, parlo sempre di Ely ovviamente. “Whistle Blues” rivede Butch protagonista per una song dai tratti decisamente rock. Si chiude con “See the Way” ancora una straordinaria ballata dai tratti malinconici e notturni che chiude degnamente un disco di grande valore.
Wheels Of Fortune è decisamente il lavoro più compiuto dei Flatlanders: delle 14 canzoni che lo compongono non ce ne è una sotto la media con almeno 5 \ 6 brani decisamente splendidi. Non sarà musica che va di moda, questa, ma di fronte alla bellezza di certe melodie è davvero difficile restare impassibili. Se amate i suoni di confine, il country, il folk, le pianure sterminate e le strade polverose, non lasciatevi scappare questo album, al contrario provate comunque ad ascoltarlo chissà che non restiate estasiati. Io sarei pronto a scommetterci.