The Who – The Who Sings My Generation

Acquista: Data di Uscita: Etichetta: Sito: Voto: (da 1 a 5)

Ci sono dischi che segnano un epoca, album che resteranno per sempre unici e irraggiungibili non solo per la musica che contengono ma per quello che hanno rappresentato. Ma andiamo con ordine: siamo nei primissimi anni ’60 e quattro giovani musicisti inglesi, vestiti bene e con i capelli a caschetto secondo la moda dei “mod”, fanno il loro terremotante esordio nel mondo della musica. Chi erano? Pete Townsed alla chitarra: uno dei chitarristi più brutali e imitati di sempre. Il suo attacco a “mulinello” è uno dei simboli più espressivi del rock assieme alla sua “mania” , poi diventata contagiosa per gli altri membri della band, di sfasciare la chitarra durante i concerti; Pete era anche la mente della band autore della quasi totalità dei brani del gruppo. John Entwistle al basso. E’ stato forse il primo grande bassista del rock, uno dei pochissimi in grado di dare dignità ad uno strumento troppo spesso snobbato. John condivideva con Pete la passione per i volumi altissimi che sono uno dei marchi di fabbrica degli Who. Dotato di una tecnica sopraffina fu capace di inventare fraseggi a dir poco atipici per il basso in grado di permettergli di recitare una parte quasi da solista all’interno della band. Roger Daltrey era il cantante: se Pete Townsed era la mente lui era certamente il braccio; legato da una affinità particolare al chitarrista, sapeva cogliere come nessuno il vero significato delle composizioni di Pete e di interpretarle in modo perfetto. Era un cantante dotato di un furia espressiva e di una grinta a dir poco rare. E infine Keith Moon il batterista della band. Fu l’ultimo ad unirsi al gruppo e fu scelto perché durante un provino suonò con così tanta potenza da spezzare le bacchette. E’ ancora oggi considerato uno dei massimi interpreti del suo strumento, le sue chilometriche rullate e i suoi stacchi fulminei lo hanno reso un esempio per tutta una generazione di batteristi. Capirete che da 4 tipi simili non poteva che nascere un disco epocale. Le 12 canzoni che compongono questo album sono tutte delle perle ma quella che riassume meglio la vera essenza degli Who prima maniera è “My Generation”: il verso “I Hope to die bifore i get old” è uno dei più grandi inni del rock, l’espressione della filosofia di vita di una generazione intera. I continui assoli di basso di John, la voce ruvida di Roger, il battito di mani, la ritmica di Pete e i suoi assoli lancinanti, il drumming martellante di Keith, sono tutti elementi che fanno parte del dizionario del rock. Da questi elementi è nato il punk e ha preso ispirazione l’hard rock. Ma non solo, tutto l’album è una incredibile sequenza di brani epocali: “The Kids Are Alright” è chiaramente ispirato ai Beatles ma dotato di quella carica di sana e selvaggia irriverenza che è insita negli Who. “It’s Not True” mette in mostra la contraddizione tra i cori del ritornello e la chitarra selvaggia di Townsed che spezza il cantato ruvido di Daltrey. L’assolo interminabile di batteria iniziale di “The Ox” a cui subito si aggiunge la chitarra super distorta di Pete era per l’epoca un qualcosa di mai ascoltato prima. Nessuno aveva una tale furia tribale e si era mai permesso di fare una canzone come questa, il trionfo della vena distruttiva della accoppiata Townsed – Moon che per tutti i quasi 4 minuti del brano, interamente strumentale, violentano i loro strumenti come se posseduti da una sorta di demoniaca presenza tra feedback e rullate impetuose. L’iniziale “Out In The Street” con le improvvise svisate distorte della chitarra, che sembra stracciare la ritmica della canzone sono un pugno nello stomaco per le ovattate orecchie dei giovani inglesi abituati alle canzoncine acqua e sapone dei Beatles. L’andamento ipnotico e lento di “The Good’s Gone” e le influenze R&B di “Much Too Much”, con i cori altamente melodici contrapposti alla voce irriverente di Daltrey, aprono una nuova strada per la musica rock.
“The Who Sings My Generation” è stato una sorta di spartiacque: gli Who univano la melodia dei Beatles alla cattiveria degli Stones creando una formula del tutto originale. Se a questo ci aggiungiamo le loro incredibili performance live, che terminavano sempre con Townsed che sfasciava la chitarra contro gli amplificatori e Moon che faceva a pezzi la batteria, possiamo facilmente capire che gli Who sono stati una band rivoluzionaria sotto tutti i punti di vista. Questo album è una delle tappe fondamentali dell’evoluzione del rock, una pietra miliare, sicuramente tra i 10 dischi rock più importanti di sempre.