My Dying Bride – Songs of Darkness – Words of Light

Acquista: Data di Uscita: Etichetta: Sito: Voto: (da 1 a 5)

Sto continuando a riascoltare l’album sperando di ricredermi, ma accolgo ogni ascolto con disperata rassegnazione… com’è potuto succedere tutto questo dopo un capolavoro come “The Dreadful Hours”?
Sto parlando ovviamente di “Songs of Darkness – Words of Light”, nuovo atteso lavoro dei My Dying Bride, che purtroppo devo concludere essere il peggior capitolo realizzato finora dalla band scozzese. Cosa si è rotto nel meccanismo? Come è stato possibile da parte loro realizzare un album così anonimo e incapace di trasmettere qualsiasi emozione, se non quella di una noia mortale?
Eppure se ne son presi di tempo per realizzare l’album, rimandandolo di circa quattro mesi, ma gli otto pezzi che lo compongono non sembrano aver tratto alcun giovamento, se non quello di poter vantare la miglior produzione che la band abbia mai avuto a disposizione.
Mi viene quasi da dire che questo album manca d’innovatività… ma da quando qua il gothic doom che i My Dying Bride ci propongono è un genere che ha bisogno di soluzioni nuove? No, non è questo il problema, “Songs of Darkness…” è un album anonimo composto con gli otto pezzi più inespressivi che la band abbia mai realizzato. E le novità a ben sentire ci sono: le chitarre di Hamish Glencross ed Andrew Craighan la fanno da padrone con un suono perfetto e melodie più che apprezzabili, ma l’ennesimo cambio di tastierista non ha portato certo i suoi frutti, perché Sarah Stanton non è decisamente all’altezza del compito, non c’è una sua melodia che rimanga impressa come di solito accade in ogni album della sposa morente e si limita a svolgere anonimamente il suo compitino. L’anonimo e stereotipato organo di “The Wreckage of my Flesh” è la sua miglior prestazione in quest’album.
Dulcis in fundo mi tocca biasimare pure il buon vecchio Aaron Stainthorpe, autore di una prestazione che definisco mediocre tanto per non infierire, il nostro sembra non riuscire a dare la giusta enfasi nei momenti necessari e si orienta verso tonalità basse e cupe in cui non riesce a tirar fuori il meglio risultando noioso e totalmente inespressivo! Ascoltando “Catherine Blake” o “My Wine in Silente” ho la triste impressione di un cantante non all’altezza della situazione che sembra solo di citare sé stesso negli episodi assai meglio riusciti dei vecchi album.
Altro da dire non resta, purtroppo posso continuare ad ascoltare e riascoltare questi pezzi per ore nella speranza di trovare qualcosa di buono, ma proprio non ci siamo, le uniche cose che riesco a salvare sono le chitarre e la batteria dell’ex Anathema Shaun Steels-Taylor. Decisamente poco per una band di questo blasone, abituata a ben altri standard e capace di toccare nel profondo con la soave, decadente malinconia dei loro pezzi.
Dulcis in fundo, pure l’artwork è quanto di più orribile mai apparso sulle copertine di un loro disco.
In definitiva, chi volesse provare ad apprezzare i My Dying Bride farà meglio ad orientarsi verso un qualsiasi album precedente, visto che comunque sono tutti migliori di questo, mentre i vecchi fan sarà meglio che faccian finta che “Songs of Darkness – Words of Light” non sia mai stato dato alle stampe.