The Clientele – The Violet Hour

Acquista: Data di Uscita: Etichetta: Sito: Voto: (da 1 a 5)

Quella dei Clientele è musica che si regge sulle melodie sfumate, ancorata alla tradizione pop britannica ma con uno stile decisamente personale che porta a rivisitarla a livello crepuscolare. Come la copertina fa notare, su quelle tenui sfumature colorate nelle quali le luci non fanno in tempo a poggiarcisi sopra che già la sfuggevolezza le coglie, lasciando sul manto di sensazioni solo una piccola scheggia.
Atmosfere surreali intrise dello spirito di Londra avvolta dalla nebbia -che molte volte peccano di eccessiva languidezza- passano accanto raccontando di questo primo e vero disco dopo l’uscita nel 1997 della raccolta di singoli “Suburbian Light”. Disco inglese sporcato dalla corrente shoegazer più pop, immerso però in uno spazio tutto suo nel quale galleggiano varie reminescenze (Spaceman 3 su tutti) senza renderle mai troppo preponderanti. E questo non è poco.
Si può dire, certo, che alla lunga la composizione, la voce e la batteria scandita da spazzole jazzate possono stancare poichè l’atmosfera tende a rimanere troppo statica. La sensazione che dà tavolta questo disco è il rimanere troppo su determinati concetti, un adagiarsi sulla struttura musicale; i Clientele allora minano il lavoro con piccole pillole: intermezzi di pianoforte da tinte autunnali, soffocate irruenze distorte di chitarra in fase di arrangiamento, lieve psichedelia e influenze spagnoleggianti (“Missing”, il pezzo forse più valido dell’intero lavoro). Così quando tutto sembra essersi adagiato sugli allori ecco lo spiazzamento. Sono questi piccoli spunti che fanno capolino nel disco che lo rendono un lavoro godibile, salvandolo dall’immobilità; disco che non vuole stupire nè per crescita nè per una ricerca sonora che sia all’avanguardia: questo lavoro è un buon mosaico, fatto di intuizioni e musica in cui tutto è messo alla portata dell’ascoltatore. Forse un pò troppo ingenuo, ma almeno -e sicuramente- genuino.