The Void – Farewell

Acquista: Data di Uscita: Etichetta: Sito: Voto: (da 1 a 5)

Altro interessante prodotto da parte della MKM Promotions.
Stavolta ci vengono proposti i genovesi The Void, notevole combo gothic doom. Il gruppo nasce nel 1998 e vanta già due demo, usciti prima di “Farewell”, che è il loro CD d’esordio uscito lo scorso anno e, ovviamente, ciò di cui parleremo in questa recensione.
La line-up dei The Void è giovanissima, con un’età media di 22 anni, ma mostra una personalità davvero invidiabile nonostante i tanti modelli presenti nella scena gothic-doom, anche se per certi versi li accosterei a due interessanti acts della loro terra, vale a dire i rinomati Malombra e Helden Rune. Melodie oscure e decadenti, grazie alle tastiere di Sanathis e alla cangiante voce di Demon – che è anche il chitarrista – bravo a cambiare di registro fra un potente growl e clean vocals sinistre e distaccate, ai quali si aggiunge la preziosa collaborazione del bassista Barniak e del batterista Dimash.
“Farewell” costituisce il debutto della band, su etichetta MKM, e raccoglie praticamente il meglio di quanto realizzato dalla band nella sue breve carriera: infatti, le tracce “plaghe” “Forbidden” e “Sad Joke” sono tratte dal “Demo” prodotto nel 2001, mentre “Norrigan”, “Nyx” e “Neman” sono tratte da “Her oscure Heart” dell’anno successivo. Realizzate appositamente per quest’album sono invece l’intro self-titled “Farewell”, “Tears” e “Slave”.
Tutti i pezzi presentati sono di fattura decisamente elevata, in cui vengono riunite sonorità doom e gotiche, guardando con un po’ di nostalgia al movimento darkwave anni ’80 e alle sue sonorità attraverso i synths di Sanathis, una scelta questa che li rende davvero molto simili agli Helden Rune, una delle band più interessanti della scena dark italiana.
Tutti i brani proposti sono di buon livello – a parte l’intro stile film horror, sicuramente la parte più banale dell’intero album – e mostrano un songwriting decisamente valido, ma senza dubbio vi sono dei brani che spiccano: la malinconica “Tears”, con la sua chitarra suggestiva e l’inquietante alternarsi di registri vocali, la disperata “Plague” e la tetra “Morrigan”, certi riff della quale mi hanno ricordato vagamente i nostri Novembre; ma soprattutto il trittico finale composto da “Nyx”, “Neman” e “Sad Joke”, i tre brani più lunghi dell’album ma nei quali la vena lirica e i momenti atmosferici proposti dalla band genovese sembrano dispiegarsi al meglio.
Tirando le somme, un album davvero valido, la produzione forse un po’ ruvida ma non è certo un difetto: tutto sommato è un tratto tipico che accomuna molti debut di band che si cimentano in questo genere, una cosa cui il pubblico è abituato e che conferisce un certo fascino all’opera.
In ultima analisi è davvero un buonissimo e promettente debut, attendiamo con ansia ulteriori conferme dal prossimo album della band, previsto per il 2004, e intanto la supportiamo consigliandola a tutti gli amanti del dark.

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