Melua, Katie – Call of the Search

Acquista: Data di Uscita: Etichetta: Sito: Voto: (da 1 a 5)

Con Katie Melua l’interrogativo diventa finalmente lecito: ma dove le tenevano nascoste tutte queste cantautrici per farle uscire tutte assieme?
E’ bastata Norah jones e poi… Pam! Keren Ann, Bic Runga, Katie Melua… ci ha provato perfino Carla Bruni.
Chiariamo: Non che tutte sono alla prima uscita, anzi. Keren ha alle spalle 2 album, Bic uno che è considerato un successo in australia, ma come mai proprio adesso il mercato si accorge di ottime cantautrici disperse agli antipodi da noi?

Senza nulla togliere alle opere delle sopracitate c’è in atto una spietata operazione commerciale: Come per il pop dove britney spears da il lancio e via di cloni e come per l’alternative rock, dove gli strokes recuperano nelle discografie dei genitori e tutti subito a cercare tra i vinili di papà così, dopo che norah jones ha fatto il botto tutti in cerca di docili fanciulle cresciute a robert johnson… ma come spesso accade troppi prodotti simili sul mercato creano un intasamento, un “sovraccarico” di merce che ha lo stesso “marchio” e che quindi, nel tentativo di fare concorrenza o emulare provoca la sua stessa morte affogando in un mare di similitudini mediocri.
Vi diranno che il disco di Melua è emotivo, passionale, dalle melodie così easy da essere quasi pop , ma dagli arrangiamenti cos’ raffinati da sollevarlo dal puro pop.
Praticamente la stessa identica sommaria descrizione che potrebbe andar bene per N.Jones, B.Runga e compagnia.
Ma è ora di aprire occhi e orecchie e capire cosa veramente vale. Senza farci ingannare da produzioni sofisticate, da anziani jazzman pronti a svisare e “slide”are sotto compenso e da blues finti come l’arrangiamento A.32 di una roland.
Da questo punto di vista “Call off the search” precipita: le melodie sono tutte un po’ ovvie (Mokingbird), la bella voce non riesce a salvare ballad banali (The Closest Thing to Crazy,Blame It On The moon) e i momenti che più convincono sono quelli più spudoratamente scontati e ovvi: Crawling up a Hill e Learning the Blues.
Morale della favola: L’arrangiamento non basta a fare un disco. E per diventare famosi bisogna aspettare il prossimo insolito boom discografico e poi giù tutti a fargli il verso.