Mayhem – Chimera

Acquista: Data di Uscita: Etichetta: Sito: Voto: (da 1 a 5)

Cosa significa essere i Mayhem oggi? Ha ancora un senso vedere questa ormai ex gloriosa band calcare le scene? Sono ancora in grado di offrire qualcosa ad un pubblico black metal diviso fra avanguardia, nel caso di quei gruppi ai quali il black è diventato stretto, e bieco oltranzismo del “true black metal”?
Se ricapitoliamo la storia degli ultimi Mayhem c’è da dire che quantomeno i nostri hanno le idee confuse: un EP discreto intitolato “Wolf’s Lair Abyss”, un live di buona fattura “Mediolanum Capta Est”, poi il passaggio alla Seasons of Mist e l’uscita di un album confuso, incomprensibile e insipido come “Grand Declaration of War” in cui limiti tecnici e di produzione sono venuti tutti fuori, ancora un live, stavolta pessimo, “European Legions”.
Sconfortante, eppure i nostri insistono e danno alle stampe “Chimera”, che è detto francamente una presa in giro: i nostri devono aver capito di non avere i mezzi per sfornare un disco avanguardistico: solo Hellhammer fra loro può, e basta sentire gli Arcturus per verificarlo. Riff scontati, di cui alcuni riciclati spudoratamente da “Wolf’s Lair Abyss”, segno evidente che Blasphemer è un erede a dir poco indegno del grande Euronymous, non tanto per capacità tecniche – dal vivo rende decisamente bene – quanto per una mancanza di personalità e di capacità compositiva sconfortante, che fa apparire ogni canzone banale, un deja-vù totale incapace di trasudare malignità proprio alla luce dei tanti stereotipi cui viene inopinatamente fatto ricorso.
Non sto a contestare il fatto che siano tornati a muoversi nella direzione iniziale del 1997, quanto il fatto che i Mayhem stiano tirando avanti la carretta assai indegnamente e purtroppo a Hellhammer e Necrobutcher (che in qualità di membro fin dagli esordi ha la sua voce in capitolo) non riesce di capire che, nonostante ci sia sempre della gente che verrà a dei loro concerti, lo farà sempre e solo per sentire “Deathcrush”, “Pagan Fears” o “Funeral Fog” piuttosto che “Whore”, “My Death” o “Black night of the Soul”. Non è mia intenzione generalizzare ovviamente, ci sarà comunque chi ha apprezzato – o si è sforzato di apprezzare – “Chimera”, non voglio neanche mettermi a fare paragoni a dir poco indegni con la produzione precedente la morte di Euronymous, paragone inattuabile.
Però a delle conclusioni devo pur giungere, e mi tocca dire che questo è un album semplicemente brutto, prodotto da un gruppo incapace di trovare una propria identità con l’avallo di una delle case discografiche peggiori in ambito estremo, vale a dire la Seasons of Mist, che ultimamente ha rovinato pure uno dei gruppi black migliori in attiv ità, i Carpathian Forest. “Chimera”, con tutte le sue otto tracce, non è brutto solo in quanto album dei Mayhem, me proprio come album black in generale: nella scena “true” c’è gente che sarà rimasta ai primi degli anni ’90 in fatto di modalità di produzione, ma è indubbiamente più sincera e maligna di questi quattro.
Forse sarebbe stato meglio che finisse tutto con la morte di Euronymous, ormai non si può più negare che i Mayhem fossero proprio la sua creatura, e se neppure uno come Hellhammer è riuscito a proseguire la sua opera…
Altro non resta da fare se non sconsigliarvi questo album, che non aggiunge nulla né alla discografia dei Mayhem né al black metal in generale.