Mùm – Summer Make Good

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Summer make good è il nuovo album dei Mùm, e per ora è stata pianificata solo l’uscita della versione inglese. A dispetto del titolo che potrebbe risultare solare ci pensa subito la copertina a ricordarci di che pasta sono fatti e che pasta fanno i Mùm.
Vuoi l’influenza dei connazionali Sigur Ros o le ultime esperienze live che li hanno visti sul palco in formazione ridotta (3 invece dei soliti 5 o 6) il nuovo album dei Mùm suona estremamente più naturale e meno elettronico del precedente. Ci sono sempre campionamenti magistrali, cut up fatti ad arte (su tutte Stir, un continuo strumentale del viaggio con Motion Picture Soundtrack -non so perchè ce le vedo molto queste 2 song attaccate-) e batterie elettroniche (Sing me out the window, un po’ troppo confusionaria per i miei gusti)ma confrontato col precedente Finally We Are No One, dal lato di vista strumentale, l’album risulta più vivo. Si sente la perfetta alchimia tra strumenti “classici” e campionamenti. Oltre a episodi puramente elettronici, sia quelli dai toni di “viaggio psichedelico” (la parentesi fuga di Away) che quelli con le classiche batterie stile “c’ho le casse difettose” (Oh, How The Boats Drift, forse la miglior canzone del disco insieme a Weeping rock,rock), è un piacere sentire i mùm fare uso di diamoniche, chitarre classiche,acustiche e anche slide è banjio [o meglio sembrerebbe chitarre, diamoniche e banjio, ma con questi gruppi non si sa mai…] oltre ai classici “ottoni” ed “archi” (ma sempre campionati da una tastiera). Non vi immaginate però assoli o schitarrate, gli strumenti per i mùm servono solo a rubare loops, poi entra in scena il computer. La voce poi è meno effettata, somigliando molto a una bjork in massima forma ma afona. Sempre sulla voce c’è da dire che il più della volte è mixata in modo molto piacevole: stile R.Ashcroft per capirci, solo che mentre Mad richie canta una linea normale e una una scala sotto Gyða e Krist&iacuten Anna Valtýsdóttir cantano la stessa identica linea vocale,ma una sulla cassa destra e l’altra sulla sinistra. L’effetto dato quindi dalla stessa melodia che ha però al suo interno diverse ateese per prendere fiato e pause brevi crea una stereofonia che riempie meglio avvolgendo l’ascoltatore.
Preso quindi track-by-track il disco soddisfa, preso come Lp lascia un po’ l’amaro in bocca. Manca a mio avviso quell’integrità del precedente, sembra di assistere a episodi isolati o al massimo a piccole suite di 2-3 song che però difficilmente si uniscono agli altri momenti del disco. A ben pensarci questo “difetto” è dato dalla forza delle canzoni in sè. Will The Summer Make Good For All Of Our Sins è così espressiva che si fa largo tra le altre composizioni, com’anche sgomita per emergere Weeping Rock,rock (bellissima, ha nell’intro una batteria che induce l’ascoltatore a pensare che tutto attorno a lui sta franando) e The Ghosts You Draw On My Back (Clasica Mùm song).
E’ soprattutto grazie a questo che il disco risulta più vivo, sempre intriso di malinconia e abbandono, ma non ai livelli del predecessore.

(insomma, un po’ come Hail To The Thief, bello sì, però…)