Ulver – Svidd Neger

Acquista: Data di Uscita: Etichetta: Sito: Voto: (da 1 a 5)

Una colonna sonora, un’altra da parte degli Ulver, che continuano a far dannare l’anima a chi attende ormai da troppo tempo il successore di “Perdition City” ma allo stesso tempo sono in grado di regalare album dalle sensazioni forti. Così come “Lyckantropen Themes”, già recensito in questa sede, anche “Svidd Neger” però riesce a soddisfare coi suoi sedici momenti strumentali.
L’unico problema di soundtrack come questa però è a mio avviso il fatto di non poter verificare quanto siano appropriate col film col quale dovrebbero integrarsi, perché di questi registi con cui gli Ulver hanno collaborato non si riesce a trovar nulla qui in Italia – e sul web, per chi fosse interessato, suggerisco di andare al sito ufficiale del film, che però è completamente norvegese.
Tuttavia, quella che resta la musica, che in fondo è la cosa che c’interessa di più, e quella mette a tacere ogni possibile critica: gli Ulver hanno dato vita a un altro piccolo gioiellino elettronico, stavolta venato qua e là di intermezzi di ispirazione classica con piano ed archi (una prova per la tanto attesa riedizione di “Nattens Madrigal” per quartetto d’archi?), una mossa che consente di conferire alle atmosfere un fascino garbato e a tratti retrò.
La base di partenza del sound non è quella del bel “Lyckantropen Themes”, che evidentemente richiedeva un’ambient pura e vibrante: la complessità delle scelte richiama più da vicino il grandioso “Perdition City” al quale i già citati elementi classici conferiscono un taglio se vogliamo addirittura più ricco e complesso, tanto emozionante da non far assolutamente sentire la mancanza delle vocals.
Anche stavolta, ci è impossibile parlare in dettaglio delle singole canzoni: un titolo ora ce l’hanno – a differenza del precedente album – ma sono tutte costruite secondo un unico tema che ognuna di esse prosegue, un tema iniziato con le due opening tracks, l’idillica “Preface” e la notturna “Ante Andante” a fare da contrappunto atmosferico. Una menzione particolare ad ogni modo non posso esimermi dal farla per la maestosa traccia conclusiva, che coi suoi 6:26 è la più lunga dell’intero “Svidd Neger”, che con le sue orchestrazioni perfettamente intarsiate coi campionamenti elettronici è capace di dar vita a momenti di pura emozione, sicuramente uno dei migliori pezzi composti dall’eclettica band norvegese.
Con “Svidd Neger” gli Ulver hanno quindi fatto nuovamente centro: questo è un altro grandissimo album – assai più godibile dell’ostico predecessore -, trentacinque minuti di musica sperimentale eppure godibilissima, emotivamente intensa e ricercata nelle sue minuziose soluzioni, prodotte magnificamente. Con esso la band capitanata da Trickster G. è riuscita a confermare il proprio talento per questo campo artistico, riuscendo a farsi perdonare il fatto di non averci più regalato un vero full length targato Ulver ormai dal 2000. Intanto vediamo come sarà il rifacimento di “Nattens Madrigal”, che alcuni ricorderanno come un ruvido capolavoro fra il folk e il black metal più intelligente, questo dovremmo poterlo verificare già nel corso del 2004.
Da ascoltare possibilmente di notte e dedicandosi esclusivamente ad esso, per poter assaporare meglio le emozioni che è in grado di darci.