Dylan, Bob – Bootleg Series, Vol. 6: Concert at Philharmonic Hall 1964

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La Bootleg Series di Bob Dylan arriva al suo sesto capitolo (in realtà è però la quarta release visto che i primi 3 volumi sono pubblicati assieme nel box Rare & Unreleased 1961-91), per chi non lo sapesse si tratta della pubblicazione ufficiale di alcuni dei concerti più “bootlegati” di sempre del menestrello. La cosa strana è che i live ufficiali di Dylan sono tutti dischi nella norma mentre questi, tenuti nel cassetto per 30- 40 anni, sono fenomenali. Ma bando alle ciance e vediamo di parlare di questo doppio cd. Il concerto in questione è quello del 31 ottobre (sera di Halloween) 1964 alla Philarmonic Hall di New York. I dylaniani più incalliti lo conoscono già visto che numerose sono state le edizioni in bootleg di questa serata veramente speciale. Bob era all’apice del suo periodo folk e stava per accingersi ad abbandonare la chitarra acustica in favore di quella elettrica con tutto quello che questo comportò non solo per la sua carriera ma per tutta la musica rock. Di li a poco sarebbero stati infatti incisi prima “Bringing It All Back Home” per metà elettrico e per metà acustico e poi “Highway 61 Revisited” che segnò la svolta definitiva proiettando Bob nel mondo del rock , e in testa a tutte le classifiche, grazie alla canzone manifesto “Like a Rolling Stones”. Ma questo era ancora lontano, nessuno se lo aspettava, tranne forse il solo Bob, e il Dylan che sentiamo in questi due cd è si folk singer al 100% ma mostra già qualche segno del cambiamento in corso. Egli si esibisce da solo, chitarra , voce e armonica ed è in forma smagliante. Questo è il Bob Dylan prima maniera quello più politicizzato che scriveva canzoni che sono poi diventati inni generazionali, colonne sonore delle proteste studentesche catturato in un momento molto particolare. Il nostro esegue infatti alla grande molti dei suoi cavalli di battaglia ma spesso li introduce in modo ironico, a tratti dissacrante,probabilmente dentro si sè sentiva già che qualcosa stava per cambiare per sempre nel suo modo di fare musica. Anche per questo motivo questo concerto ha una grande valenza dal punto di vista storico, am di motivi ce ne sono altri: innanzi tutto possiamo apprezzare Dylan dal vivo nel suo momento di massimo splendore folk, quando la sua creatività era alle stelle e praticamente sfoggiava un capolavoro dopo l’altro, lui era il vero eroe di tutti i giovani anticonformisti americani, il poeta cantante che con i suoi inni spingeva gli studenti dei college americani a ribellarsi al sistema; inoltre su questo album il nostro ci presenta in anteprima due classici che finiranno poi in “Bringing It All Back Home” che come già detto uscirà pochi mesi dopo. Le canzoni sono “It’s Alright, Ma (I’m Only Bleeding)” un talking della durata di oltre 11 minuti e la epocale ”Mr. Tambourine Man” (entrambe sul primo cd). Dylan ce la propone più o meno come la sentiremo di lì a poco su disco ma in questa versione live il brano raggiungeun epicità unica. Uncle Bob la canta lentamente scandendo bene le parole, lasciando pause tra una strofa e l’altra come se stesse provando alla ricerca della forma migliore, davvero straordinaria. Uno degli altri motivi che rendono questo album impedibile è la voglia di suonare e divertirsi di Bob; egli scherza e parla col pubblico, forse lo prendo anche in giro ma nessuno se ne accorge, come davvero raramente gli è capitato in oltre 40 anni di carriera. E’ una vera forza della natura, un vulcano in eruzione creativa che cambia i testi e il ritmo delle canzoni. Sul primo dischetto troviamo anche l’opener “The Times They Are A-Changin’” la sempre emozionante “Spanish Harlem Incident” e poi ancora la magnifica “To Ramona” con i suoi accenti messicaneggianti e il nostro davvero immerso nella song che canta con grandissimo trasporto. Con le sue invenzioni in “If You Gotta Go, Go No (Or Else You Got To Stay All Night)” ,che mantiene ed esalta la sua forte carica ironica, strappa applausi e risate a scena aperta. Il cd si chiude con “ A Hard Rain’s A-Gonna Fall” in una delle più belle versione live che io abbia mai sentito. Sul secondo dischetto troviamo altri grandissimi classici come “Talkin’ World War III Blues” e una incredibile versione quasi totalmente stravolta di “Don’t Think Twice, It’s Alright” con Bob che da fondo a tutte le sue risorse vocali andando alto come mai gli avevo sentito fare. Ci sono poi i 4 brani eseguiti con Joan Baez accolta da una vera ovazione: i due cantano in coppia “Mama, You Been on My Mind” dove possiamo notare una delle cose che rendono live come questo davvero speciali: all’inizio del secondo verso Joan sbaglia il tempo o meglio Bob fa precedere ogni strofa da un “aaaahhhhh” che spiazza la nostra più di una volta: Il tutto si risolve con grandi risate da parte di tutti. “Silver Dagger” vede la sola Joan alla voce: solita grandissima prova, all’epoca erano davvero in pochi a poter rivaleggiare con la sua ugola dorata. Si prosegue con una toccante “With God on Our Side” , ancora cantata in coppia con i due che se la ridono alal grande, così come “It Ain’t Me, Babe” prima che il menestrello del folk chiuda in solitudine con una strampalata versione di “All I Really Want to Do”. 19 canzoni per conoscere meglio il Bob Dylan prima maniera, per apprezzarlo in una veste inusualmente scanzonata e diretta. Il tutto è arricchito da una qualità sonora davvero ottima e da una bellissima confezione con un corposo booklet di oltre 50 pagine pieno di belle foto e liner notes davvero ben fatte ad opera di Sean Wilentz, oggi professore universitario e ieri in prima fila ad appaludire il menestrello folk per eccellenza. Un doppio cd davvero imperdibile.