Sun Kil Moon – Ghosts of the Great Highway

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L’attesissimo ritorno di Mark Kozelek ha finalmente visto la luce. Questa volta non si tratta né di un altro capitolo della sua carriera solista né di un nuovo tassello dello straordinario mosaico Red House Painters, sul cui futuro è ormai lecito sospettare il peggio. Un nuovo progetto ha preso forma in questi anni di silenzio, Sun Kil Moon il nome a cui risponde, la solita straordinaria poesia musicale è l’arte che lo caratterizza. “Ghosts of the Great Highway” conserva gelosamente i tratti soft-acustici dei Red House Painters più solari e ci consegna un Mark Kozelek in eccellente forma ispirativa, forse scevro dai toni grigio scuro dei suoi album più rappresentativi, ma pur sempre in grado di emozionare l’ascoltatore con canzoni dal forte impatto emotivo. Si fa spazio tra le consuete suggestioni folk rock una certa propensione al rock elettrico, arrivando in certi episodi a sfiorare sonorità aspre mai esplorate dal buon Mark (“Lily and Parrots”). Non si spaventi chi ha amato “Ocean Beach”: la sensibilità del Kozelek di quegli anni c’è tutta in episodi come”Carry me Ohio”, “Last tide”, “Gentle Moon” o nella splendida “Pancho Villa”, quest’ultime arricchite da deliziosi archi in aggiunta ad un panorama sonoro di per se già emozionante e da un lavoro batteristico davvero superlativo nella sua profonda gentilezza. Mancano le commoventi alienazioni di canzoni come “Drop” o “Katy Song”, ma il Kozelek di oggi è forse un cantautore più solare nella sua malinconia e questo non deve passare assolutamente come un punto a sfavore. Anzi: questo aspetto tende ad arricchire il già grandioso talento dell’(ex?) leader dei Red House Painters. I 14 minuti di “Duk Koo Kim” si distendono lungo queste nuove direzioni di Kozelek, ammaliando l’ascoltatore con affascinanti soluzioni quasi da jam band, che lasciano addosso un piacevole senso di tranquillità.
Non vi resta che avvicinarvi a questo ennesimo gioiello firmato Mark Kozelek, uno dei più grandi cantautori degli ultimi tempi, uno di quei cantastorie che arrivano subito al cuore, a volte anche in modo tagliente. Sicuramente uno dei dischi dell’anno.