Endura – Le mots, la nuit, la danse

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Melodie che si incrociano, testi che sfiorano il poetico, generi che si incontrano e si fondono, un cantato personale, quasi sofferente e una produzione eccellente, merito di chi, della sua attitudine musicale veramente eccezionale, ne ha fatto un’arte. “Les mots, la nuit et la danse” è il primo lavoro a lunga distanza dei torinesi Endura, che creano sotto i nostri occhi disegni splendidi. Ritraggono gesti, lacrime, amori vissuti, di quelli che fanno bruciare il cuore, di quelli che lasciano impresso a fuoco il loro passaggio, donne misteriose che danzano, case barocche in decadenza e tutto con una maestria veramente invidiabile. Dodici perle pop nelle quali gli echi degli Scisma si fanno sentire e non solo grazie alla presenza dell’ormai onniscente (almeno in alcune delle migliori produzioni italiane) Paolo Benvegnù, poesia che si intrufola tra sprazzi di brillante elettronica proprio come nei momenti più toccanti di “Rosemary plexiglass”. “Non rimarra quasi niente delle nostre parole” cantano in “le mots” dove un crescere dei fiati regala a tutte le frasi un anima decadente e sincera, in “soffice sostegno” ritroviamo risonanze del Benvegnù solista, un piccolo fragilissimo film che trova una sua dimensione perfetta con l’accompagnamento di spiccate linee di basso e di suoni metallici. Semplicemente splendida l’immagine di degrado che lasciano con “hotel libertas”, deserto, soffito bombardato, la Croazia, profili di terribile silezio, inquietantemente ipnotico il ritmo che esplode poi in liquide sinfonie elettroniche mentre la voce che entra in controfase canta “Del resto questo è il progresso: piedi scalzi che calpestano il dolore”. Direttamente dalla penna di Oscar Wilde nasce “Dorian”, ballata sussurrata che sfiora amorevolmente in alcuni momenti il recitato dei Massimo Volume fino a che il ritmo non si fa più veloce per poi finire in rumore di vetro spaccato che gli lascia un retrogusto vagamente inquietante, “Senza spiegare”, invece, evoca alcuni momenti del disco degli Alibìa (nel quale troviamo sempre lo zampino del ex-Scisma Paolo).
Quello degli Endura non è un disco facilissimo ma è comunque un progetto che va apprezzato in tutte le sue sfaccettature, che deve essere esplorato nel suo profondo, si tratta infatti di un susseguirsi di omaggi, di citazioni e di una ricercatezza stilistica veramente impressionante. “les mots, la nuit, la danse” è la perfetta dimostrazione che non servono necessariamente colori intensi e un pennello per creare un quadro suggestivo ma che con delle melodie surreali e delle parole calde la tela si può creare direttamente davanti agli occhi, è tutta questione di decadente romanticismo e di poesia impressionista. “Un attimo ed è già tutto scamparso”