Keb' Mo' – Keep It Simple

Acquista: Data di Uscita: Etichetta: Sito: Voto: (da 1 a 5)

Nuovo studio album per Keb’ Mo’, dal 1994 anno del suo esordio con “Keb’ Mo’” , è il sesto. Purtroppo anche in questo caso il lavoro del nostro presenta luci e ombre; forse più luci che ombre. Keb’, vero nome Kevin Moore, è un chitarrista, soprattutto acustico, di grande talento e un ottimo cantante dotato di un ugola abbastanza versatile che gli permette di passare con scioltezza dal più duro country blues ai toni romantici e sognanti del soul. E’ fuor di dubbio anche che il nostro sia un grande conoscitore della black music in tutte le sue sfumature. Purtroppo ha il difetto,a mio avviso, di non sapersi mai decidere. I suoi dischi non sono mai ne blues, ne soul ne r&b ma sono di tutto un po’. Non che Kevin metta nello stesso album brani di stile diverso, il che se fatto come si deve non sarebbe certo un male, ma tende sempre a sporcare tutte le sue canzoni con contaminazioni varie. Se la cosa può funzionare in certi contesti come ad esempio per “House in California” dove blues, country e folk si fondono alla grande grazie al sapiente uso del banjo, Keb’ stesso, del mandolino, del dobro e del bel violino di Andrea Zonn, che sanno creare una sapiente miscela di toni e sapori diversi a cui contribuisce anche la voce calda e morbida del nostro. Lo stesso però non si può dire di brani come “Walk Back In” uno slow venato di soul abbastanza stucchevole a cui l’aggiunta delle tastiere non giova di certo. Stesso discorso per “In Amazing” che è più una love ballad piuttosto banale R&B che uno slow blues. Troppo edulcorata per poter emozionare. Sullo stesso versante c’è anche “Proving You Wrong” con l’aggiunta di armonica e dobro, che la elevano un pelino sopra alla song precedentemente citata. Tra le cose belle metto invece la iniziale “France” un bel blues fatto come Dio comanda, semplice ed efficace come deve essere. “Let Your Light Shine” invece ritorna sulle coordinate del già sentito e del noioso, non che sia brutta ma la trovo scontata nonostante l’uso dello steel mandolino, forse ci sono troppi arrangiamenti e un coro femminile che davvero non mi piace per nulla. In “One Friend” fa la sua comparsa in veste di ospite alla seconda la ex ragazzina prodigio Shannon Curfman di cui avevamo perso le tracce da un bel pezzo. La canzone è una ballata molto dolce, forse fin troppo. “Shave Yo’ Legs” è cantata in modo davvero impeccabile e funziona abbastanza bene, sicuramente tra i brani migliori. “Riley B. King” come dice il titolo è dedicata al Re e vede presenti come ospiti due artisti che con Keb hanno molto in comune vale a dire Robert Cray e Robben Ford. Due musicisti molto dotati che però ,proprio come il nostro, tendono sempre un po’ troppo a sporcare la loro musica. Il brano comunque non è male ha un bel ritornello in crescendo e un paio di assoli di ottimo livello. La title track è un bel blues acustico, piuttosto melodico ma decisamente accattivante.
In sostanza possiamo dire che “Keep It Simple” è forse un’altra occasione mancata per il buon Keb’. Ha tutti i pregi e i difetti dei suoi dischi precedenti, come essi contiene belle canzoni e altre decisamente noiose e scontate, Forse il fatto che il nostro incida per una major come la Sony ha il suo peso. Comunque sia se volete un bel disco di blues in commercio c’è sicuramente di molto meglio.