Red Hot Chili Peppers – Greatest Hits

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Per festeggiare i suoi oltre venti anni (l’avreste mai detto?) di attività, la band di Anthony Kiedis, mai particolarmente dedita ad opere dal sapore antologico, pubblica il suo primo Greatest Hits ufficiale. Arrivati a questo punto, i Red Hot Chili Peppers hanno avvertito il bisogno di guardare indietro alla propria luminosa carriera passata, ripercorrendo quella strada che li aveva condotti da una prima fase di militanza nell’underground (contrassegnata da quattro dischi in nome della sperimentazione) a quella commercialmente più fortunata degli anni ’90 dove i quattro vennero consacrati dall’uscita di capolavori come “Blood Sugar Sex Magik”, o “Californication”.
Il Best Of avrebbe quindi potuto essere un’occasione, per la ragazzina che dei Red Hot conosce solo “Under The Bridge” e i muscoli di Anthony, di venire a contatto con qualche realtà passata meno nota, magari rispolverando qualche pezzo dai primi succitati album di sperimentazione. Avrebbe potuto, ma così non è stato.
A tale concezione “istruttiva” di compilation è stata preferita dai signori della Warner un’altra molto più imprenditoriale, che ha dettato legge nella scelta dei brani da inserire nella tracklist: con la legge del “vince il più venduto”, si è venuta a creare una sequenza di canzoni quantomai banale e scontata, con (inediti a parte) ben poche sorprese in positivo. La quasi interezza del cd è dedicata ai pezzi tratti dai nultiplatinati “Blood Sugar…”, “Californication” e dal recente gettonatissimo “By the Way” quasi scordandosi dell’esistenza di altri masterpieces come “One Hot Minute” (la cui memoria è rievocata dalla sola “My Friends”) e di tutto quanto il repertorio anni’80. Eccezion fatta per “Higher Ground”, la cover di Stevie Wonder, l’intera fase adolescenziale dei Peppers sembra caduta nel dimenticatoio, escludendo così non solo l’inserzione di pezzi storici ma anche e soprattutto l’operato di un ex membro fondamentale come il compianto Hillel Slovak, primo chitarrista e fondatore del gruppo.
Premettendo che, per avere un quadro esauriente di quanto fatto dai RHCP in questi anni sarebbe necessario almeno un doppio volume, il discorso poteva essere reso comunque un po’ più eterogeneo con l’inserzione di qualche pezzo meno famoso e la limitazione dei soliti tormentoni (che comunque rimangono bellissime canzoni). Per chi ha una conoscenza anche solo sommaria dei Red Hot Chili Peppers, l’acquisto di questo Greatest significherebbe buttare dei soldi negli uffici della Warner, invece di investirli per acquistare veri e propri capolavori quali “Mother’s Milk” o “The Umplift Mofo Party Plan” degli stessi autori.