Mance Lipscomb – Texas Sharecropper & Songster

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C’è stato un tempo in cui la musica americana non era divisa in generi, non esistevano il blues, il jazz, il rock e via dicendo; non esistevano i dischi e nemmeno le case discografiche. La musica era viatico per tramandare storie popolari, leggende proverbi e anche fatti storici. Attraverso di essa si tramandavano alle nuove generazioni fatti, accadimenti e usanze che non si trovavano nei libri. Era una cultura orale dove le canzoni sostituivano i la carta. Queste story song non venivano scritte, non c’erano spartiti e testi ma venivano tramandate oralmente. Poi con l’avvento dell’era moderna e dei dischi questa tradizione è andata persa quasi del tutto, solo in qualche sperduta comunità del sud si trovavano ancora i cantastorie. Proprio in una di queste lande desolate a Navasota in Texas, gli etnomusicologi Mack McCormick e Paul Oliver scoprirono nel 1959 Mance Lipscomb. All’epoca il nostro aveva ormai circa 65 anni e passava la sua vita lavorando nei campi di giorno e suonando alle feste o nei locali alla sera. La sua era una musica antica la cui origine si perde nella nebbia del tempo; Mance era forse l’ultimo cantastorie vivente, un vero ministrel singer. Aveva un repertori infinito fatto di brani folk, blues, rag, breakdown e qualsiasi altra forma idi canzone popolare. Alla chitarra il suo stile era basato principalmente su uno straordinario e fantasioso fingerpicking con il basso ripetitivo, ipnotico e percussivo, accentuato dal battere del piede o dalla percussione della cassa, e un intreccio melodico sulle note alte a dir poco anomalo per la musica texana. Non mancano comunque suoi brani suonati alla slide con le corde alte tenute volutamente molli e il solito classico percuotere della cassa. I due studiosi rimasero subito affascinati dalle storie cantate da Mance, dal suo stile chitarristico e dalla sua particolarissima voce nasale così profondamente espressiva. Fù così che MacCormick e Oliver convinsero il vecchio Mance ad abbandonare, per la prima volta in vita sua, Navasota per recarsi ad incidere un disco. Finalmente dopo quasi 50 anni di attività Lipscomb poteva far conoscere le sue storysong al mondo. La fortuna volle che in quegli anni si era in pieno blues-folk revival il giovane pubblico bianco accolse con grande entusiasmo la musica di mance che nel corso degli anni si esibì in numerosi festival e concerti riscuotendo un grande successo. Lo stesso Bob Dylan lo cita come una delle sue più grandi influenze raccontando di un incontro, non si quanto reale, che lo spinse definitivamente a intraprendere la carriera musicale.
Questo “Texas Sharecropper And Songster” raccoglie , in versione rimasterizzata, gran parte di quel materiale più altri brani contenuti nei 3 lavori successivi editi sempre per la Arhoolie. In totale si tratta di 22 canzoni registrate tra il 1960 e il 64 che ci offrono una splendida panoramica dell’opera di questo grandissimo musicista.. Si passa dal suo grande classico “Sugar Babe” ,in cui possiamo apprezzare tutta la sua maestria al fingerpicking unita ad una innata capacità poetica nel raccontare una storia cruda come quella di una donna maltrattata dal suo uomo in modo diretto ma mai banale, a degli standard come “Jack O’ Diamonds” in cui possiamo ammirare il suo stile alla chitarra bottleneck. C’è inoltre una splendida versione di “Baby Please Don’t Go” eseguita in chiave decisamente più folk rispetto a quella più nota di Muddy Waters. E poi ancora “Big Boss Man”, eseguita dal vivo, eseguita con uno splendido intreccio di slide e fingerpicking con un ritmo decisamente più velocizzato e melodico rispetto alla maggior parte delle versioni di altri grandi bluesman: Questo a conferma della grande abilità di mance di reinterpetare i traditional adattandoli e modernizzandoli proprio come vuole la tradizione dei grandi songster. Favolosa anche “Willye Por Boy” uno dei grandissimi classici del musicista texano qui suonata nella sua versione classica in stile country blues.
Mance Lipscomb è stato uno dei pochissimi veri cantastorie a poter incidere le sue opere su disco così come le presentava al pubblico, la sua è la testimonianza di una epoca lontanissima e tremendamente affascinate. Grazie a lui possiamo ascoltare la musica folk americana così come era in origine prima di mutare facendo nascere prima il blues e poi via via tutti gli altri generi. Questa della Arhoolie è certamente la miglior raccolta presente sul mercato , un documento prezioso e irrinunciabile per tutti gli amanti della musica tradizionale.