Ulan Bator – Rodeo Massacre

Acquista: Data di Uscita: Etichetta: Sito: Voto: (da 1 a 5)

Che il disco dovesse chiamarsi “God: Dog” (seconda traccia del lavoro, lasciamo al lettore l’arduo compito di tradurlo) è indicativo di come ogni titolo dei lavori degli Ulan Bator rappresenti lo specchio di quello che ci si troverà dentro. Titolo che, secondo le dichiarazioni del gruppo stesso, doveva potenzialmente chiudere quella sorta di trilogia comprendente il semi-live “Ok: Ko” e “Ego: Echo”; è così che ci si trova davanti di nuovo a quei giochi di vuoto/pieno che avevano caratterizzato la fase free form del gruppo francese, quelle stesse sonorità secche di batteria che subito arrivano all’orecchio liquidandosi in un attimo tra i neuroni, rivisitate però dai toni elegiaci e sospesi del lavoro precedente: ecco che allora “Rodeo Massacre” è la perfetta sintesi tra “Ego: Echo” e “Nouvel Air”.
E’ l’urlo di Cambuzat in “Candy Dragon Fly” a svelarci tutta l’inquietudine del disco: un’inquietudine sospesa tra accordi aperti, intrecci chitarristici dissonanti sospesi in aria e aperture di violino e sax, esplosioni strumentali in giochi che trasformano l’aria in gas soffocante.
Dall’irruenza noir sonica di “Instict”, al violino e al basso profondo di “Tom Passion”, dall’alienante “Pensees Massacre” (la perfetta sintesi di cui parlavamo prima) al vero capolavoro del disco “La Femme Cannibale” (che vede partecipare nel ruolo di voce narrante Emidio Clementi), si delinea un disco sì affascinante e confortevole, ma profondo e pericoloso come il mare; in tutto quest’emozionante spettacolo l’unico spiraglio di pace è “33”, sognante composizione pop dilatata che ricalca il filone caratteristico del cantautorato francese. Il resto si regge su precari equilibri tenuti insieme di tanto in tanto dal sax space di “Torture”, dalla delicatezza a suon di valzer di “Souvenir” (nel quale Cambuzat suona le tastiere, come per altro in tutto il disco) ed in genere dai vuoti di chitarra e tastiera – marchio di fabbrica del gruppo francese – riempiti abilmente dal fantastico lavoro di basso e batteria a cura di Manuel Fabbro e Matteo Danese, la parte italiana degli Ulan Bator dopo l’abbandono di Egle Sommacal.
In definitiva Rodeo Massacre è un gioiello che splende continuamente e richiede morbosamente la vostra attenzione: porgetegliela, a vostro rischio e pericolo.