Sonny Landreth – Grant Street

Acquista: Data di Uscita: Etichetta: Sito: Voto: (da 1 a 5)

Credo che ogni tanto un recensore (seppur dilettante) debba sbilanciarsi, anche a costo di tirarsi addosso critiche e insulti (e io ne so qualcosa), ma in fondo il bello di scrivere su una testata indipendente come la nostra è quello di poter esprimere la propria opinione senza dover guardare in faccia nessuno. Dicevo sbilanciarsi: oggi io mi sbilancio e affermo che Sonny Landreth è, a mio parere, senza ombra di dubbio in questo momento uno dei 3 più grandi chitarristi viventi e può tranquillamente stare al fianco di mostri sacri del passato e del presente. Probabilmente Sonny non raggiungerà mai la notorietà di Clapton o BB King ma di sicuro non ha assolutamente nulla da invidiare nè a loro nè ad altri. Se poi restringiamo il campo alla sola slide beh allora proprio non c’è partita: non esistono nè Ry Cooder nè Johnny Winter che tengano (e lo dice uno che per questi due stravede), Sonny Landreth è assolutamente una spanna sopra a tutti. Lo è per tecnica , per feeling, per genialità e inventiva. Se proprio gli si vuole trovare un difetto bisogna dire che come cantante non è nulla di eccezionale e forse gli manca un pochino la stoffa del leader; ma quando fa partire la sua chitarra non si può far altro che restare estasiati davanti a cotanta magnificenza. Già gli ultimi 3 album in studio del nostro avevano dato la sensazione di un artista in continua ascesa, un musicista che ,ormai conscio delle sue enormi doti, era diretto verso la consacrazione. E come nella più classica tradizione della nostra musica questa consacrazione doveva avvenire con un grande album dal vivo, il primo della sua carriera: ed ecco “Grant Street”. Registrato al Grant Street Dancehall di Lafyewtte in Louisiana (locale a cui Sonny è molto legato visto che proprio lui fù il primo artista ad esibirsi sul suo palco ormai quasi 25 anni fà) questo album è dinamite pura. 11 canzoni per oltre 1 ora di musica da leccarsi i baffi con l’aggiunta di due brani inediti. Sonny (accompagnato dai fidi Kenneth Blevins e David Ranson) sfodera tutti i suoi cavalli di battaglia e il risultato è formidabile. Naturalmente l’ingrediente base del disco è il blues nello stile del bayou con influenze cajun e zydeco; un suono che ha in sé l’odore salmastro delle paludi colme di alligatori, il sapore del bourbon, e il fumo dei sigari di contrabbando. Ma non è tutto , quella di Sonny Landreth è una musica totale capace di richiamare le influenze più disparate e qua e là si sentono riferimenti diversi tra i grandi eroi del passato, richiami al rock ,allo zydeco e a tutto quello che fa del sound di New Orleans un vero carnevale sonoro.
Si parte con “Native Stepson” uno strumentale che suona come un vero inno al bayou sound con la slide di Sonny che subito inizia a cantare e a incantare. “Broken Hearted Road” è uno slow blues crepuscolare tinteggiato di swamp rock, la chitarra accompagna la voce (molto migliorata rispetto al passato) e a tratti la doppia e a noi non resta che farci rapire dalla magia di questi suoni senza tempo. Con “Gone Pecan” (un classico del suo repertorio) l’atmosfera si surriscalda raggiungendo temperature equatoriali; la sezione ritmica pesta a dovere e lascia Sonny libero di inventare, di seguire il suo genio e il suo istinto che lo portano a creare un irresistibile zydeco rock; l’assolo centrale del brano spiega più di mille parole il concetto che ho espresso all’inizio di questa recensione. Strepitoso non ci sono altre termini per definirlo. “Port of Calling” ha un nonsochè di latineggiante, è un brano strumentale che fa pensare a strade vuote e polverose, ai cactus, alla sabbia bruciata dal sole; la slide ricama note che sembrano rincorrere il vento del deserto tra il Messico e la California. Chiudete gli occhi e lasciatevi rapire. Mai sentito nessuno far cantare in questo modo una chitarra! Dopo tanta sognante meraviglia si riparte con un altro classico del repertorio di Sonny Landreth vale a dire “Blues Attack”; uno swamp rock blues travolgente con la slide tagliente come un rasoio e un ritmo travolgente. “Z. Rider” è ancora uno strumentale: in genere non amo molto questo genere di brani e preferisco sempre prenderli a piccole dosi ma Sonny Landreth ha la incredibile capacità di non far sentire la mancanza della voce: usando una particolare tecnica basata sul fingerpicking il nostro è in grado di ricreare un suono quasi “doppio” come se una slide “cantasse” e l’altra suonasse, spesso si è portati infatti a credere che ci sia una seconda chitarra tale è la complessità e la varietà dei suoni che il nostro riesce a far emettere al suo strumento. In un album come questo non poteva certo mancare “U.S.S. Zydecoldsmobile” uno dei brani che più amo del nostro e che, a mio parere, meglio rappresenta il suo stile unico. Blues e zydeco si fondono alla perfezione nelle magiche note della slide di Sonny il quale ci regala un paio di assoli assolutamente monumentali. La successiva “Wind in Denver” è il primo inedito del disco. Si tratta di uno slow blues di stampo classico con la sezione ritmica che martella in modo ossessivo fino al crescendo che porta ad uno strepitoso assolo del leader che si protrae per oltre 3 minuti tra il delirio del pubblico presente. Si prosegue con“All About You” ancora uno straripante rock blues tutto incentrato sui funambolici numeri della slide di Sonny. Il secondo inedito del disco è “Pedal To Metal” uno strumentale dal ritmo vertiginoso una vera festa per gli amanti della chitarra; difficile se non impossibile descrivere a parole quello che il nostro è in grado di fare con una chitarra in mano. Se volete farvene una idea però ascoltate bene questo brano e forse capirete perché dico che Sonny Landreth oggi non ha rivali. Impressionante, incredibile, straordinario, io non ho davvero più aggettivi. Si chiude con “Congo Square” una jam di oltre 10 minuti di puro delirio blues in cui la musica del diavolo si fonde ai suoni colorati della Liouisiana dando vita ad una vera festa per le orecchie.
“Grant Street” è un album a dir poco strepitoso, senza ombra di dubbio la consacrazione di un musicista unico e veramente formidabile, a mio avviso la miglior chitarra oggi in circolazione.