Jennifer Gentle – Valende

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Il disco dei Jennifer Gentle ha tutte le caratteristiche per essere definito caso discografico del 2005 nella vasta realtà indipendente italiana. Un caso ricco di sorprese; la prima è quella di essere pubblicati dalla Sub Pop, grande e storica etichetta straniera che negli anni 90 fu la portavoce della scena grunge di Seattle. L’altra è che i Jennifer Gentle propongono tutto meno che grunge.
Definire questo disco si rivela un compito arduo: tracciate le coordinate, che vanno a pescare a piene mani dalla pischedelia malata del Barrett solista di “The Madcap Laugh” e da tutto il filone rock psichedelico anni 60 – non mancando di citare Beatles e Doors -, si rimane colpiti da un’attività compositiva che a fatica rientra in una qualunque definizione e che fa di un registro stralunato la sua ragion d’essere.
Chitarre, vibrafoni, xilofoni, rumorismi vari che di volta in volta vengono alleggeriti alla maniera del dream pop, allargati alla maniera dello space rock, calcati come nelle forme di free jazz estremo: violoncelli impazziti e strani organi deliranti si uniscono al garage (“I Do Dream You”), al rockabilly (“Nothing Make Sense”), al folk di una chitarra acustica la cui delicatezza contrasta decisamente con lo stile vocale, stralunato come le progressioni armoniche create; tutto segue uno strano cammino zoppicante che sbanda continuamente.
Valende si fregia del titolo di “disco italiano più internazionale pubblicato nel 2005” e affascina; questa sorta di Alice nel paese delle meraviglie musicato si perde in mondi lontani e ci parla lingue straniere, lingue ubriache.
Azzardando si potrebbe inserire addirittura come tra i migliori dischi (italiani e non) del 2005.