… A Toys Orchestra – Cuckoo Boohoo

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E’ attraverso dischi come “Cuckoo Boohoo” degli …A toys orchestra che ci rendiamo conto che gli italiani ormai non hanno più nulla da imparare dai blasonati gruppi stranieri. Con questo non voglio assolutamente dire che dalle nostre parti sia completamente sparito quel rock furbetto e inutile e nemmeno che non si prendano più come modello certi artisti (in questo caso Pavement e Blonde Redhead su tutti). Ma senz’altro è un po’ di tempo che si stanno facendo largo una serie di proposte davvero interessanti. E i campani A toys orchestra non fanno eccezione. Si gettano nella mischia con un secondo album su Urtovox, e già questo è sinonimo di sincera qualità, il cui suono non deve più molto al lo fi degli esordi, si lascia apprezzare per spunti davvero notevoli e talvolta pure eleganti, tradotti attraverso sferzate elettriche dal grande dinamismo, rilasciate spesso da tocchi acustici sottili e calibrati, questi ultimi caratterizzati anche da alcuni folli retrogusti. In questo gioco che potrebbe essere di alternanza tra buio e luce, colori e ombre, trovano spazio l’ acidità rock di “Peter Pan syndrome” e “Panick Attack 1”, aspre sulle chitarre ma molto godibili nel loro straordinario insieme, tra voci filtrate e inquietanti accenni di sintetizzatore, subito sostituite dalla gentilezza, a tratti stupendamente malata, di “Hengie: queen of the border line”, davvero superba nei suoi delicati ricami di pianoforte e chitarra acustica, su cui la voce sofferente di Enzo riesce a trasmettere le giuste vibrazioni, talvolta inquietanti. Si torna a viaggiare su ritmi leggermente più sostenuti grazie a “Loco Motive”, in realtà un episodio in cui confluiscono vari stati d’animo, vari approcci, sottolineati dalle urla di Enzo alternate ai delicati sussurri di Ilaria, da esplosioni chitarristiche a timidi scenari malinconici che nascondono estro e una notevole capacità di arrangiamento. Ancora una piacevolissima ballata, “3 minutes older”, riesce a farsi notare per il geniale senso melodico e ancora una volta per la grande cura del particolare. Ma da qui al capolavoro ci corre giusto quella straordinaria sensibilità artistica che gli A toys orchestra dimostrano invece in “Panic Attack 2”, in cui non pare eccessivo parlare di perfezione grazie anche ad una carica evocativa rara, un gusto raffinato per una convivenza di emozioni anche contrastanti tra loro, in cui trovano spazio gli innocenti “la-la-la-la-la” di Ilaria su melodie ed immagini che davvero poco hanno di giocoso. Chiude “Asteroid”, altro episodio degnissimo di nota, che conferma quanto di buono il gruppo ha messo in mostra negli altri brani, regalandoci per altro un ultimo momento di grande solennità musicale sul finale del brano, che mi ha portato alla mente i Radiohead più drammatici.
In conclusione un disco raffinato ma al contempo diretto, per niente eccessivo negli svariati richiami a certo rock di classe e calibrato negli spazi che si concede per esemplificare le sue direzioni stilistiche. Il tutto assume ancor più valore se torniamo a pensare che si è di fronte ad un gruppo italiano, in questo momento uno dei migliori in cui è possibile imbattersi.