Bluetones, the – Return to the last chance saloon

Acquista: Data di Uscita: Etichetta: Sito: Voto: (da 1 a 5)

Piccola sbandata per la band di Morris che al secondo disco si distacca dal brit per guardare a suoni più tipici dell’america che del continente. Sia chiaro, non parliamo di grunge, punk, o hard rock, semplicemente tutto il disco risente di uno strano gusto country-folk di sottofondo che mal si fonde con lo spirito pop del gruppo. Il risultato è un disco diviso tra momenti ottimi e ispirati e altri che si perdono in suoni e rumori. Arrivare alla fine del disco è quindi una piccola impresa, tanto sono eccessivi gli alti e i bassi dell’lp. Il disco parte alla grande, un buon strumentale western (Tone Blooze) che apre per l’accattivante Unpainted Arizone, e la campanella di Salomon Bites The Worm (primo singolo) che riporta in tipico scenario inglese, con tanto di riffettone e coro tutti assieme. Da qui in poi la cavalcata dei Bluetones inizia ad essere un po’ malandata: U.T.A. si trascina lagnosamente fino alla fine, 4-Day Weekend è un bel pezzo pop, ma personalmente la vedo troppo lunga (merità comunque , ma con qualche taglio sarebbe stata certamente più incisiva), Sleazy Bed Track vorrebbe essere un blues rock e ci riesce a metà. A risollevare le sorti interviene il piccolo gioiello del disco: If. Una canzone davvero splendida è che ha la fortuna di essere a metà album,e come una piccola oasi nel deserto riesce a rinfrescare l’ascoltatore e aiutarlo a finire il disco. Ma la seconda aprte del percorso sembra più difficile della prima tanto è il bombardamento di suoni e stili che si ha: The Jub Jub bird ha un distorsore così carico che soffoca, portando alla mente gli eccessi di Be Here Now, Sky Will Fall è la più classica e prevedibile delle ballate (nel senso che tra tutte le ballate è proprio la più scontata), Amnes si crede un brano rock, e Down At The Reservoir, l’unica degna finalmente di nota, ha avuto poca fortuna. Secondo me doveva essere lei il terzo estratto: una canzone piaciona e spensierata, un po’ beatles un po’ Beach boys, forse nè carne nè pesce ma almeno piacevole. Heard You Were Dead e Broken Star non spostano più di tanto l’ago della bilancia che riomane sempre sul Mediocre. Ma cos’è che ha causato il calo di tono dei Bluetones? sviscerando il disco in ogni sua singola nota e riff si può dire che fondamentalmente manca di ritmo di sottofondo. il groove c’è (Solomon, The Jub Jub Bird), ma non viene sfruttato a dovere, non ha quell’appoggio da parte di tutto il resto del gruppo che sembra non impegnarsi quanto necessario sulla struttura portante della song. La batteria svolge -opinione personale- troppo poco. E la batteria è uno degli elementi fondamentali per i Bluetones, band che -non scordiamo- viene da un baggy molto intenso. Qua si rivela essere invece una semplice “base di riempimento” non ha piglio nè grinta. In più c’è un sovraccarico di suoni in stile Be Here Now che non fa altro che soffocare il lavoro. Alcune canzoni avrebbero dovuto avere un respiro più ampio, più libertà e più pulizia nelle note. E invece, come in un western di terz’ordine, tutto è coperto da polvere e sporco, tutto risulta ruvido e grezzo. Speriamo solo che questa voglia di “arizona” sparisca presto dalle menti di Morris e Co.