Frusciante, John – Shadows collide with people

Acquista: Data di Uscita: Etichetta: Sito: Voto: (da 1 a 5)

Chi ha fatto credere a John frusciante di essere un grande artista? Scommetterei la mia copia di “Mother’s Milk” che dietro tutto ciò si cela l’opera di qualche malvagio discografico opportunista dai canini aguzzi, disposto a scommettere su Frusciante dopo il suo rientro in gran stile nei Peppers e il conseguente successo milionario di Californication. Perché all’inizio della sua carriera solista (cioè dopo l’abbandono della band nel ’92) Johnny non se lo cagava nessuno nemmeno di striscio e lui rimaneva chiuso nella sua stanzetta a registrare su un quattro piste, tra una pera e l’altra. In totale silenzio furono pubblicati tre dischi ai quali non credeva nemmeno lui…”Suonavo soltanto per pagarmi le dosi ” ha dichiarato: perfetto! Meraviglioso! Questo è lo spirito, men! I primi tre album targati Frusciante infatti sono quasi dei capolavori del lo-fi, punk cantautorale composto in fretta e furia da un ex-rockstar eroinomane, depressa e costantemente in bolletta: tanto per citarvi uno degli esempi meno deprecabili, andate a recuperarvi “Going Inside” dall’album “to Record Only Water For ten days” che è uscito nel 2001 ma che raccoglie (sebbene già con una confezione imbellettata) materiale dalle sessions precedenti. Distorsori di terza scelta attorcigliano gli improbabili riff che sgorgano dalla sua Gibson, e questa non è che un’introduzione: a rompere la tensione è la voce rotta, impastata e sgradevole del nostro che fa di “going Inside” una delle canzoni più impietosamente malinconiche e belle in cui vi potrete imbattere in una vita di ascolti. Un pezzo strabiliante che può fare il paio solo con la sua versione acustica di “Today Your love, Tomorrow the World” dei Ramones apparsa sempre di recente nel loro tribute-album. Ora però che qualcuno ha voluto fare di Mr Frusci una potenza economica sfruttando il suo gruppo di provenienza ci troviamo di fronte a questo “Shadows collide…”, il primo di una serie di album a scadenza mensile (operazione salutata peraltro come la salvezza del mercato discografico…bah!?!). E sapete di che cosa si tratta? Lo-fi concettuale impacchettato in una registrazione e una produzione hi-fi, una combinazione merdosissima e ridicola che tende ad elevare il retaggio da dipendente del musicista ad una sorta di ispirazione mistico-psichedelica. E quando il mistico ci si mette in mezzo è sempre un gran sfregio di zebedei, come voi mi insegnate, specie per chi ormai in crisi mistica lo è sul serio e non si domanda più dove finisca l’arrangiamento barocco e dove inizi la mera pacchianata. Enniomorriconate punk come “00Ghost27” sono perdonabili solo a chi sa di azzardare e di non essere all’altezza (il vecchio JF) non certo a chi fa sul serio e mira al capolavoro: e poi dov’è finita la voce barbuta dei dischi precedenti? Perché avete voluto far finta che avesse una bella voce? Lui NON HA una bella voce! Maledizione, possibile che in questo cazzo di mondo della discografia fatto di fiumi di miele e case di caramelle non si riescano a vedere le vere potenzialità del “brutto” neanche a un passo dal baratro?