Vietato Morire. L’ oasi di Andrea Chimenti.

  • Incontriamo un disponibilissimo Andrea Chimenti dopo il soundcheck che prepara al suo concerto fiorentino del 7 maggio alla Stazione Leopolda. Dopo averci messo al corrente dei problemi acustici emersi in quell’ambiente affascinante, ma non sempre perfetto per eventi musicali, ci accomodiamo sulle poltroncine dello spazio Alcatraz. E da qui inizia una piacevolissima ed interessantissima chiacchierata con uno dei musicisti più raffinati e sensibili che abbia mai conosciuto. Signore e Signori, Andrea Chimenti.

    Rocklab: Ciao Andrea, sono passati alcuni mesi dalla pubblicazione di “Vietato Morire”. Ti sta dando delle belle soddisfazioni, il nome Andrea Chimenti sta cominciando a circolare in molti ambienti.

  • Andrea: Si, le soddisfazioni ci sono state perché la critica lo ha accolto splendidamente. C’è stato anche un successo, piccolo ma comunque significativo se riferito al panorama indipendente, di vendite che fa sperare. I concerti iniziano adesso, quindi il grosso è un po’ da vedere. L’aspetto live significa molto, soprattutto oggi, molto più di un tempo, quando ci si basava,al contrario, soprattutto sulle vendite. Oggi le vendite sono calate e ciò che conta per un artista sono i concerti.
  • R: E come mai un titolo come “Vietato Morire”. Sembra esprimere uno slancio verso l’ottimismo, anche se in molti momenti del disco si avverte molta malinconia.
  • A: La malinconia spesso è un passaggio obbligato, come il deserto di cui parlo spesso nel disco. E’ un passaggio obbligato se si vuole trovare l’oasi; in altre parole, a volte, essere positivi ed ottimisti significa aver passato la difficoltà ed essere consci di quello che ci circonda. “Vietato morire” nasce dal fatto che spesso sento parlare intorno a me di morte, soprattutto da parte dei mass media. E non mi riferisco solo ad un discorso di morte fisica ma è un qualcosa di più amplio, direi culturale, riferita all’occidente, pertanto alla nostra cultura che mi sembra al naufragio. Lentamente stiamo abbandonando tutto quello che è il nostro patrimonio culturale, non abbiamo più nulla da difendere e quando qualcuno non crede più in nulla e non trova niente da dover difendere, è proteso solo verso un futuro che non sai nemmeno se ci sarà. E allora per me questa è una lenta morte. Questo “Vietato morire” è una esortazione alla vita e al ribellarsi a questo stagno
  • R: “Vietato morire” è stato registrato in un posto molto particolare, una suggestiva villa nella campagna senese in cui tu e i tuoi collaboratori avete vissuto per circa un mese. Quanto credi abbia influito nella tua musica l’immergersi totalmente in questo progetto?
  • A: Siamo stati circa un mese e mezzo dentro a questa casa, completamente isolati da tutto il resto. Ci siamo pure portati 2 cuoche che ci facevano da mangiare. (ride, ndr). Noi pensavamo solo ed esclusivamente a suonare. Siamo partiti solo con 4/5 idee, quindi tutto doveva nascere lì. E così è stato, poiché in questo modo sono nate tutte le canzoni e molti dei testi, sebbene li avessi già scritti, fanno parte del patrimonio e dell’ esperienza musicale che ha preso vita in quei giorni. In tre eravamo a lavorare: io, Massimo Fantoni e Matteo Buzzanca. Poi si sono aggiunti gli altri.
  • R: Tra gli altri ha suonato su qualche brano, su Oceano ad esempio, Steve Jansen, personaggio per me molto importante. Come ti sei trovato a lavorare con un personaggio del suo calibro?
  • A: Benissimo! E’ venuto 4 giorni ad Arezzo, è stato con noi. Ha registrato. E’ un personaggio anche divertente, assolutamente divertente. Si è trovato a suo agio, è stato benissimo, cosa che ci ha anche detto successivamente. Con Steve Jansen è successo che quell’alone di mito che lo circondava all’inizio è caduto ed è presto diventato uno di noi, uno del gruppo, grazie all’intesa e alla bella atmosfera che si è immediatamente creata. Artisticamente è stato un incontro speciale, perché è entrato veramente dentro le canzoni, in particolare su “Oceano” dove ha suonato assolutamente alla perfezione.
  • R: Steve Jansen mi collega direttamente alla tua passata collaborazione con David Sylvian su “I have waited for you”. C’è la possibilità di un nuovo progetto, magari un album a nome Andrea Chimenti/David Sylvian?
  • A: Beh no. …Quando hai fatto una collaborazione ripeterla è difficile. Anche se siamo rimasti entrambi estremamente contenti di questa collaborazione. Però..fare un bis…?
  • R: Non saprei… qualcosa come Fripp/Eno ad esempio! Chimenti/Sylvian potrebbe essere un progetto anche di discreto successo! No?
  • A: Potrebbe essere. Ma non so al momento come proporre o pianificare una cosa del genere. Forse dovrebbe nascere quella canzone in cui dici “Questa, cavolo, voglio proporla a Sylvian!”. Ma per ora non c’è questo tipo di prospettiva.
  • R: Mentre invece tempo fa mi dicevi che avevi in programma un dvd.
  • A: Il dvd verrà proiettato questa sera all’inizio dello show. E’ una sorta di documentario,in realtà è stato svolto tipo film, un piccolo film dove c’è una voce fuori campo, la mia, che narra. Ci sono tutte le immagini di questo posto all’Abbadia di Montepulciano dove abbiamo registrato “Vietato Morire”. Si vede proprio il tipo di vita che abbiamo fatto.
  • R: Con Santeria come ti sei trovato?
  • A: Benissimo. Davvero molto bene.
  • R: Tra l’altro Santeria è l’etichetta di un altro disco che viene continuamente accostato al tuo. Mi riferisco al bellissimo “Piccoli Fragilissimi Film” di Paolo Benvegnù. Ti è piaciuto?
  • A: Paolo è un ottimo autore. Mi piace molto. E mi piace il modo in cui sta sul palco, ho avuto modo di vederlo in un suo recente concerto e devo dire che mi ha colpito davvero molto. In realtà siamo due autori su linee piuttosto diverse, i nostri mondi stilistici sono assai lontani tra loro; ma mi piace anche per questo
  • R: Ed in generale cosa pensa Andrea Chimenti dell’attuale scena rock italiana, quella, passami il termine, indipendente?
  • A: A differenza di un tempo oggi la qualità è molto più alta. Però, sempre a differenza di un tempo, oggi non c’è quel movimento che c’era una volta, di cui anche io ho fatto parte con i Moda. Ti posso assicurare che allora c’era un fermento che oggi non riesco ad avvertire. Oggi esistono molti episodi, alcuni veramente interessanti, ma molto slegati.
  • R: Prima di “Vietato Morire” hai conosciuto un percorso artistico molto particolare che ti ha portato a contatto con altre forme d’arte, la poesia ad esempio; mi riferisco al “Porto Sepolto”, in cui hai musicato i versi di Ungaretti. In che modo un artista rock, sebbene molto elegante e sofisticato come sei tu ma pur sempre rock, sente il bisogno di misurarsi con esperimenti così particolari, per poi tornare nuovamente a dar vita ad un rock, spero ti vada bene la definizione, cantautorale ?
  • A: Beh, sì…possiamo parlare di rock d’autore. Sai, cantautore lo è Nick Cave, Lou Reed è cantautore. Leonard Cohen è un cantautore. Però quando si parla di cantautore italiano si pensa immediatamente a Guccini…per carità tanto di cappello, ma non mi sento minimamente influenzato o toccato artisticamente da questo tipo di cantautorato Quindi credo sia meglio parlare di rock d’autore. Per tornare a quanto mi hai chiesto su “Il porto sepolto”, tieni presente che io faccio un rock, comunque sia, molto particolare. Voglio dire, non sono il classico “rockettaro”. Di conseguenza ho sempre gravitato intorno a sperimentazioni musicali o musica per teatro. Lo faccio da moltissimo tempo, da dopo i “Moda” almeno, cioè da quando ho cominciato la mia carriera solista. E ho continuato a farlo fino ad oggi. Pertanto quello di misurarmi con la poesia è stata una lenta conseguenza. C’è stato il primo incontro con Fernando Maraghini, l’attore con cui ho fatto il “Qohelet”, ed è stato il mio primo avvicinamento alla parola. Questo disco per me ha segnato l’inizio di qualcosa, davvero un disco artisticamente molto importante. Da lì sono seguiti altri esperimenti come “Il cantico dei Cantici” e poi per ultimo “Il porto sepolto”, dove però puoi constatare che io, la poesia, la ricomincio a cantare; quindi c’è già un ritorno alla canzone. E’ stato un tuffo dentro la parola per poi pian piano ritornar su verso la canzone, fino a “Vietato Morire”.
  • R: E della tua partecipazione su ACAU di Gianni Maroccolo cosa ci dici?
  • A: E’ stata una esperienza piacevole, un bel disco ma soprattutto è stato un bel re-incontro con Gianni dopo diversi anni che non lavoravamo più insieme.
  • R: Ultima domanda prima dei saluti. Parliamo dei tuoi progetti futuri, a parte il dvd. A quando Il prossimo album di Chimenti?
  • A: Eh, qui devo meditarci un po’. Devo vedere anche cosa accade adesso con “Vietato morire” e se potrò dunque permettermi un nuovo album. Purtroppo noi che lavoriamo nel mondo dell’indipendente dobbiamo dire ”Non so se potrò permettermi di fare un altro disco”. Questo lo dico da anni ormai, poi comunque vedo che c’è sempre stato il prossimo. Però non è automatico perché vivere di questo mestiere è una battaglia quotidiana. Quindi posso dire solo quello che potrà accadermi domani; quello che sarà tra qualche mese proprio non lo posso conoscere.
  • R: Dobbiamo fare assolutamente in modo che tu possa farlo…
  • A: Io mi auguro di poterlo fare. Dipenderà molto anche da cosa succederà con questi concerti, da quale sarà la risposta.
  • gran bell'intervista, certo che sentendolo parlare è incredibile come artisti come lui debbano ancora vivere alla giornata… mah… grande e imperante senso di fastidio….

  • Cercando testi di Andrea Chimenti mi sono imbattuto in questa intervista. Trovare "Vietato morire" non è stato facile, o almeno non è stato facile trovarlo originale in provincia di Reggio Calabria, ma questo è uno di quegli artisti per i quali si farebbe molto di più. Inutile sperare di vederlo dal vivo da queste parti, continuiamo a pagare il prezzo della cecità generale che si evince facilmente dando uno sguardo alle classifiche. Nella mia personalissima classifica "Indie" Andrea Chimenti è secondo solo a David Sylvian, so anche che mi perdonerà per questo, se mai dovesse leggere queste righe.