Maximo Park – A Certain Trigger

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C’è un’hype impressionante su questo lavoro dei Maximo Park. Gruppo “quasi post punk” reclutato dalla Warp (e già questo è il primo clamore) e non c’entrano nulla con i Two Lone Swordsmen (ecco il secondo), ma anzi, i punti di contatto con gente come Strokes e compagnia garage de noartri si sprecano (e tre!).
Ora, a fonte di suoni che pescano a piene mani dagli anni sessanta, riferimenti alla new wave e a tutti i cliché dell’english sound, c’è da farsi un paio di retoriche domande, la cui più importante risulta essere: ma la Warp è impazzita? No di certo: qui si tratta di riempire quella fetta di mercato che oggi all’etichetta manca e che è troppo gustosa per lasciarsela scappare. In fondo basta poco per lanciare sul mercato un gruppo simile, senza far gridare allo scandalo da gruppo fotocopia: sono piccole variazioni catchy-intelligenti sul tema post punk; passi di lato, con lo sguardo sempre rivolto a Futurheads, andando verso le schitarrate pop degli Animals. La scappatoia è un trapasso obliquo all’interno del pop; che va bene, tutto questo è di smithiana memoria (vi sfido a trovare tutti i riferimenti, testi e musica, ci passerete le giornate), però la presa sull’ascoltatore è forte. I Kaiser Chiefs meno gretti con l’aggiunta di un organetto sixty, reminescenze indie pop su giri di chitarra Bloc Party, power pop alla XTC (non ve lo aspettavate?!) e tante altre belle cose. Addirittura si parla d’avanguardia pop in alcuni casi; affermazione sbilanciata (tra genio e furbizia ce ne passa), ma va bene, l’hype ha bisogno anche di questo. Non resta che chiudere con la frase più indicata per questo gruppo, una frase corta e senza implicazioni sottostanti, un po’ come la musica stessa di A Certain Trigger: buon ascolto.