Massimo Bubola – Tre Rose (reissue)

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Massimo Bubola è un ottimo artista che probabilmente non gode della notorietà che si meriterebbe: nonostante una carriera ormai trentennale, molti lo conoscono e apprezzano come autore di pezzi assai famosi per Fiorella Mannoia – la splendida “Il cielo d’Irlanda” è proprio di Massimo – e soprattutto per il suo mentore, il grande Faber de André (“Andrea”, “Don Rafaé” e “Fiume Sand Creek” vi dicono niente?); eppure, quelli che hanno avuto modo di seguire ed apprezzare i suoi lavori come cantautore sono in effetti in pochi. Un autentico peccato poiché il nostro, durante la sua lunga carriera, ha saputo dar vita a pezzi stupendi e assai vari, spaziando fra la canzone d’autore tradizionale italiana, il folk e, in alcuni ultimi lavori come “Diavoli e farfalle”, il rock di respiro assai più internazionale, con brani caratterizzati talvolta da atmosfere maudìt accostabili addirittura a certi lavori di Nick Cave, ascoltare “Emmylou” per credere. Il disco di cui mi accingo a parlare è “Tre Rose”, la ristampa di un vecchio album del 1983; qualcuno storcerà il naso nel vedere una ristampa in mezzo ad altri nuovi lavori, però c’è un motivo ben preciso per questa scelta: difatti, “Tre Rose” non è mai stato pubblicato su CD ed è stato ri-edito dopo svariati anni di assenza dagli scaffali. I curatori della ristampa non hanno a quanto pare avuto vita facile: infatti, sembra proprio che si siano dovuti basare su un vecchio vinile a causa della perdita delle registrazioni originali, riuscendo peraltro a fare un ottimo lavoro, sia per quanto riguarda la parte audio che per il package, un bel digipak dal booklet corposo e ricco di immagini d’epoca. Nonostante tutti questi problemi e la composizione dei pezzi avvenuta in vecchia data, anche oggi non si può non rimanere colpiti dalla freschezza e dalle atmosfere solari dei dieci pezzi che compongono “Tre Rose”. Il compito di aprire e chiudere l’album spetta alle due parti di “Hoa-iò-iò”, una sorta di folkloristico “rituale dei mesi” ispirato alle atmosfere contadine di un tempo, che probabilmente può lasciare perplessi di primo acchito, ma alla fine riesce indubbiamente a conquistare l’ascoltatore col suo tono scanzonato. Massimo ci propone poi due pezzi dal ritmo latino che mi hanno molto ricordato le atmosfere del capolavoro “Banana Republic” di Dalla e De Gregori,le ottime “Calipso” e “Senza Famiglia”, mentre “Sulla riva, la riva” è un pezzo puramente irish folk (in cui suona l’ottavino Mauro Pagani) che fa semplicemente venir voglia di lanciarsi in un ballo. Non sono rimasto particolarmente impressionato dalla sola “Tiro un’arancia in cielo”, probabilmente per il cantato a voce bassa e poco melodico di Massimo; un vero peccato perché anche in questo pezzo il ritmo e l’ironia basata su vari doppi sensi sono davvero notevoli, ma è probabile che sia anche una questione di gusto personale. Una menzione speciale la concedo alle tre ballad regine dell’album, la romantica “Carmelina”, la dolcissima “Tre Rose” che dà il titolo all’album e la notturna “E tu no”, tre pezzi magnifici, sublimi esempi di canzoni d’amore made in Italy. Lasciamo per ultima “Encantado Signorina”, un brano dal sapore e dai ritmi ispano-americani che Massimo propone spesso e brillantemente dal vivo, fra l’entusiasmo del pubblico. “Tre Rose” è insomma un album davvero valido nel suo complesso il cui unico difetto può consistere nella breve durata e forse anche su un mood inconsueto per le produzioni attuali. Ciò tuttavia nulla toglie all’ottimo lavoro compiuto in quest’album da Bubola e de André, qui per la prima e l’unica volta nella sua carriera in veste di produttore, un dettaglio che forse non farà di questo un album essenziale, ma che indubbiamente merita una certa attenzione: quella era infatti l’epoca di album come “Rimini” (in cui Massimo ebbe un ruolo assai importante come autore) e “Fabrizio de André – L’indiano”, il che in parte dice già qualcosa sulle atmosfere che potrete ritrovare in esso; fra l’altro, Faber canta in alcuni cori assieme alla moglie Dori Grezzi e al figlio Cristiano, e pubblicò il vinile attraverso la sua FaDo. Ad ogni modo, non è solamente per la presenza di De André che vi consigliamo l’ascolto di “Tre Rose”: per la qualità dei pezzi, l’ottima opera di restauro e il prezzo “amico”, questo è un album che gli appassionati della canzone d’autore non dovrebbero lasciarsi sfuggire, nonché un’ottima occasione per apprezzare le doti di questo autore, sicuramente fra i più validi che abbiamo nel nostro paese. E se vi capitasse, vi consiglio vivamente di andare ad assistere ad un suo concerto: Massimo Bubola dal vivo con la sua Eccher band è assolutamente esaltante.