Porcupine Tree – Up The Downstairs [reissue]

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Continua l’opera di riedizione del catalogo Delerium dei Porcupine Tree da parte della Snapper Music. Così dopo le esaltanti e succosissime nuove versioni di “Coma Divine”, “Signify” e “The Sky Moves Sideways”, finalmente vede luce la tanto desiderata versione rimasterizzata di “Up the downstairs”, secondo album dei Porcupine Tree, lavoro originariamente pubblicato nel 1993, quando ancora i Porcupine Tree erano un personalissimo progetto di Steven Wilson. Nell’agenda di Steven figurava ormai da tempo il progetto di rendere nuova vita a questo straordinario album, forse il più psichedelico e trippy, insieme a “Vojage 34”, dell’intero catalogo dei Porcupine Tree. Nel 1997 il primo tentativo di remix, ma i risultati non furono quelli sperati, dunque si optò per rimandare il tutto ancora una volta. Con l’ entrata di Gavin Harrison in formazione è probabile che Steven Wilson abbia trovato i giusti stimoli e l’ispirazione decisiva per concretizzare questo lavoro, poiché il buon Gavin recita una parte fondamentale in questa opera, dal momento che le vecchie traccie di batteria elettronica sono state in gran parte sostituite dalla sua solida batteria, bissando dunque quanto da lui fatto, anche se solo in un paio di episodi, sulla nuova versione di “The Sky Moves Sideways”. Non si spaventino i vecchi amanti del disco: nonostante una generale ed evidente operazione di snellimento e pulizia sonora, dovuta a migliorie nel mixaggio e da ulteriori sovraincisioni di chitarra da parte di Steven, la performance di Harrison è decisamente volta a non snaturarne l’anima originaria. Il risultato finale è di gran lunga superiore a quello, per altro già notevole, dell’album originale. Il drumming secco e quadrato di Gavin garantisce nuovo interesse e sorprendenti migliorie sulle dinamiche emozionali, sul vecchio “Up The Downstairs” tenute inevitabilmente a freno dalla fredda drum machine che, a mio parere, nascondeva talvolta l’indubbio fascino del disco. Sono infatti gli episodi maggiormente toccanti come “Always Never”, “Small Fish” e la straordinaria “Fade Away” a beneficiare maggiormente di questa nuova veste. Tuttavia anche in brani più tirati come “Not beautiful anymore” o nella trippy “Burning Sky” Gavin Harrison riesce a far crescere notevolmente il tasso dinamico e la carica emotiva. Altro motivo di interesse, non meno importante, è che questa nuova versione rimasterizzata di “Up the downstairs” ci arriva nel modo in cui Steven Wilson lo aveva inizialmente concepito, vale a dire come doppio album. Infatti nel cd 2 trova spazio il leggendario “Staircase Infinities”, l’extended play, da tempo fuori catalogo, che racchiudeva il materiale registrato nelle sessioni di registrazione di “Up the downstairs” e rimasto fuori per motivi di strategia discografica, qui esclusivamente rimasterizzato ma non “ri-suonato”. Il fatto che si tratti di materiale relegato su ep non deve far pensare a composizioni meno riuscite, tutt’altro, si è di fronte alla stessa qualità espressa su “Up the downstairs”, con menzione particolare per la delicatissima “The joke’s on you” (l’unica del lotto a beneficiare anche di un nuovo missaggio), la dilatata “Rainy Taxi” e la sconvolgente “Yellow Hedgerow Dreamscape”. Detto questo, va comunque riconosciuto che i motivi di maggior presa sono tutti nel primo cd e sono rappresentati in particolar modo dagli strepitosi 11 minuti di “Burning Sky”, dai ricordi pinkfloydiani della title track, cavallo di battaglia di molti live della band e infine dalla sublime “Fadeway”, brani che evidenziano una volta di più il talento cristallino di Steven Wilson. Assolutamente da avere.