Dick Gaughan – Outlaws & Dreamers

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Il mondo della musica è a dir poco immenso, ma l’esistenza di certi personaggi riesce nonostante ciò a sorprenderci, a farci porre la domanda: «ma può davvero esistere un musicista del genere?». Questo è il caso di Dick Gaughan: scozzese delle Highland nato nel 1948, Dick è un folksinger classico che dal 1970 gira il mondo portando con sé solamente la sua voce, la sua chitarra e le sue storie senza tempo. È difficile descrivere questo n grandissimo personaggio: Dick è un signore dall’aria bonaria e lo sguardo di chi la sa lunga, dotato di grande ironia e sense of humour (ma per cortesia, non parlategli di british humour! È scozzese lui e ci tiene a questo…), uno che vive la propria musica con grandissima passione e vuole coinvolgere attivamente il proprio pubblico in essa, discorrendo con esso delle proprie canzoni, di questioni di attualità, cultura e storia della musica, e del più e del meno. Sì, avrete capito che Dick è un tipo un po’ come il nostro Francesco Guccini. Artista di rilievo nella scena folk scozzese, Dick vanta una discografia di assoluto rilievo ed ha inoltre avuto modo di collaborare con alcuni nomi noti anche da queste parti, gente del calibro di Billy Bragg e dei Capercaillie. Essendo in sede di recensione e non avendo quindi modo di parlare della sua intera, vastissima discografia, ci limitiamo a proporvi l’ascolto di un suo album particolarmente valido: stiamo parlando di “Outlaws and Dreamers”, l’ultima fatica discografica di Gaughan uscita nel 2001 e recentemente proposta in alcune esibizioni live in Italia. Per descriverci questo album, Dick ha preso in prestito le parole di Yip Harburg, poeta e paroliere russo/americano assai noto per aver composto canzoni per film del calibro de “Il Mago di Oz” (1939): «sono uno degli ultimi membri di una tribù di trovatori che ancora crede che la vita sia un meraviglioso ed eccitante viaggio con uno scopo e una grazia che meritano di essere cantati». Ci ritroviamo così ad ascoltare brani che raccontano storie lontane nel tempo eppure ancor oggi attuali: una splendida “The Yew Tree”, brano composto da Brian McNeill che è un omaggio alla storia scozzese; c’è “Dowie Dens O Yarrow”, una ballata tradizionale che è stata una delle prime canzoni mai imparate da Dick, che finalmente ha deciso di proporre su album; “Florence in Florence”, omaggio ad un’amica e alla meravigliosa città di Firenze. Interpretazioni semplici fatte di sola voce e chitarra ma probabilmente proprio per questo capaci di colpirci in maniera assai più diretta: la voce di Dick Gaughan riesce ad essere potente e delicata allo stesso tempo, possiede un’immensa espressività e forza evocativa e possiamo per questo ben dire che egli riesce ad essere l’archetipo perfetto del cantastorie, anche su disco il nostro riesce a coinvolgere l’ascoltatore, a fargli ascoltare i propri pezzi con avida curiosità e occhi e orecchie spalancati per non perdersi un solo dettaglio di queste meravigliose storie. Storie di eventi, terre, personaggi, nelle canzoni di Dick c’è tutto, egli è l’erede di grandi artisti folk del calibro di Bob Dylan, Woody Guthrie e Phil Ochs. E proprio agli ultimi due Dick decide di regalare un omaggio, reinterpretando due loro pezzi leggendari: la leggendaria “Tom Joad” di Woody, ispirata a sua volta dal romanzo “I grappoli d’odio” del premio Nobel John Steinbeck, e la struggente “When I’m gone” di Ochs, un brano per il quale ogni parola è superflua. Un’ultima menzione la riserviamo alla title-track “Outlaws and dreamers”: questo brano è un po’ un archetipo, è la perfetta folk-song, un inno ai fuorilegge ma non nel senso di criminali, come ben ci spiega Gaughan, è un tributo a chi non si conforma alle convenzioni e ama la libertà, non esita ad inseguire i propri sogni. Una sorta di tributo al picaro insomma, a colui che magari ogni tanto ne combina qualcuna, ma sempre per amore della vita e della libertà. Ci troviamo insomma di fronte ad un troubadour d’altri tempi, un artista che ha davvero molto da darci, tante storie da raccontare destinate a rimanere negli anni. Insomma, se siete interessati al folk più tradizionale, in Dick Gaughan troverete sicuramente ciò che state cercando, ma è sicuramente un peccato escludersi la possibilità di ascoltare un artista dotato di una così grande sensibilità e capacità di coinvolgimento emotivo; posso quindi augurarmi di essere riuscito ad incuriosire quanti più lettori possibile, Dick Gaughan è un artista che merita di essere scoperto e che riempirà il cuore di chi cerca musica in grado di colpire nel profondo.