Mayall, John – Road Dogs

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John Mayall è dagli anni sessanta un’istituzione sacra nel British Blues, forse il talento più genuino e rappresentativo d’oltremanica assieme al compianto Rory Gallagher, un maestro che ha dato vita ad album indimenticabili ma che nonostante ciò deve gran parte della sua fama alla sua “scuola blues”: è grazie a lui infatti che il mondo ha potuto conoscere bluesmen fenomenali del calibro di Peter Green, Jack Bruce, Mick Taylor e soprattutto Eric Clapton. Alla bellezza di settantadue anni e dopo una brillante carriera, John è tornato a proporci un nuovo disco assieme ai suoi fidati Bluesbreakers (Buddy Whittington alla chitarra, Hank van Sickle basso, Joe Yuele batteria e Tom Canning al piano), ribadendo una volta per tutte il suo ruolo di maestro indiscusso dopo le sue ultime, eccellenti release. “Road Dogs” si presenta dal primo ascolto come un album di blues ruvido e granitico come pochi, uno di quei dischi che ti catturano fin da subito col loro carattere inconfondibile e con le storie che solo essi ti possono raccontare, è blues inglese ma quasi l’ascoltatore non se ne accorge, Mayall sembra catapultarci in un viaggio attraverso il vecchio, aspro sud degli USA, la terra del blues più duro e puro. Il livello complessivo dei brani che compongono “Road Dogs” è a dir poco eccellente, inserendo questo CD nello stereo potremo ascoltare un bluesmaster in stato di grazia e ci verrà da pensare davvero che il blues sia una sorta di patto col Diavolo in grado di conferire l’immortalità artistica a chi lo suona con tutta l’anima. Dopo aver premuto play veniamo subito travolti dalle note dell’aspra title-track, “Road Dogs”, un brano che prende ispirazione dal tema del viaggio senza meta, uno dei leit-motiv del genere. La voce ruvida e arrabbiata di John e le stridenti, fumose chitarre ci fanno rivivere il viaggio di un vecchio trovatore maledetto che attraversa il mondo incurante di tutto, fatta eccezione per la sua musica, è la solita vecchia storia fin dagli anni ’20, è una sorta di incontro fra il J.J. Cale più caustico e i Gov’t Mule che vogliono far provare alle nostre orecchie la loro massima potenza, è in ogni caso uno dei più bei brani che abbia avuto modo di ascoltare quest’anno. Mayall è ben consapevole del debito nei confronti dei vecchi maestri, ed è semplicemente doveroso il suo omaggio in “Short Wave Radio” nei confronti della mitica Chicago dei tempi che furono, di Little Walter e, soprattutto, di Muddy Waters, del cui stile John fa decisamente tesoro in questo ennesimo, emozionante pezzo. Fra i restanti brani, meritano sicuramente un ascolto particolare “Forty Days”, con la sua vibrante armonica, la fiammeggiante “Snake Eye” con la sua slide in puro Duane Allman style, quell’intensa “Beyond Control” dagli assoli di chitarra a dir poco commoventi, ma ancora non bisogna sottovalutare il puro, intenso british blues di “Chaos in the Neighborhood” e di “With You”. “Road Dogs” si rivela quindi come un album completo per ispirazione e varietà di sonorità e liriche, l’ulteriore conferma della rinascita artistica di John Mayall, capace di stupirci nell’ultimo lustro con album di enorme spessore. Attualmente alle prese con un lungo tour, il maestro britannico è un artista che ha già lasciato il segno, ma che non ha la benché minima intenzione di appendere la chitarra al chiodo: caro John, speriamo davvero che tu ci allieti ancora per molto tempo con le tue note, così come hanno fatto Johnny Winter e quell’istituzione sacra che risponde al nome di B.B. King, ancora una volta abbiamo sentito che il grande blues non abbandona mai i suoi migliori talenti, né chi lo ama come “semplice” appassionato. Complimenti ancora.